Meditazioni 2020 Parola Vangelo - Parrocchia Sacro Cuore

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Meditazioni 2020 Parola Vangelo

PAROLA DI VANGELO
Meditazione
di don Gianni Righetti

FULL IMMERSION (parola di vangelo)

'Buongiorno ragazzi. com'è l'acquà. I 2 giovani pesci continuano a nuotare per un pò, e po uno dei 2 guarda l'altro e gli chiede: 'Ma cosa diavolo è l'acqua?'
Questa fiaba di David Foster Wallace è per chiedere: come mai il battesimo di Gesù nel fiume Giordano è così significativo, da considerarlo il momento vocazionale (una voce si udi) dell'uomo Gesù, 'inizio' del vangelo di Gesù, della sua mission rivelativa pure a se stesso, nuova nascita? Se le nostre opere sono espressive del mistero di noi, perchè ci immergiamo?
Eravamo ai Re magi, che 'per un'altra strada' fecero ritorno, non ci sono più strade nostre, ma l'uomo comunque è cammino. E così arriviamo a Bet-abarah, al confine tra il deserto giordano e la Terra promessa. Là secoli prima Giosuè aveva introdotto il popolo eletto nel paese 'dove scorre latte e miele'. Là Gesù ora fa entrare l'umanità nella vita nuova del Regno, in Dio.
Dicono i geologi che quel sito, 400 metri sotto il livello del mare nella depressione della valle del Giordano, a poca distanza da the Dead Sea il Mare morto, quell'abisso arido è il punto più basso della terra. Questo è il senso del battesimo di Gesù al Giordano: Dio scende (Kenosis) sino in fondo, sceglie di iniziare da là, dal basso, non viene come Robocop dall'alto.
E nel deep space fa comprendere all'uomo che nemmeno là Dio lo abbandonerà mai,  nella notte della Pasqua scenderà negli inferi a dire persino ai morti 'uscite', e a Lazzaro nel sepolcro griderà 'vieni fuori'. Non c'è caduta in basso, condizione che ci prostra a terra, nella quale non venga il Salvatore a farci ri-partire. Letteralmente il racconto dice che Gesù 'risale' dal profondo, verso quei Cieli che ora sono squarciati, non più chiusi ad una speranza.
Dio non resta lontano dall'uomo, va anche à dov'è la morte ed il limite, davvero come ha capito l'apostolo Dio non fa preferenze di persone, nessuno è impuro ai suoi occhi. Ma allora dovremmo dirci che il volto di Dio è una sorpresa: non è il giudice che pensavamo, non salva stando sopra vittorioso, ma entra nella nostra povertà e la condivide, decide di spendersi con noi e di offrire se stesso. Gli altri volti di Dio, sono solo .. maschere.
PAROLA DI VANGELO
Meditazione
di don Gianni Righetti


IL POTERE DI DIVENTARE (parola di vangelo)

IV parole del prologo del vangelo di Giovanni, per dire Natale. La prima è la più conosciuta, al versetto 14, una sorta di proto-vangelo: 'o logos SARX egeneto', la Parola 'divenne' carne. Dio che è l'Essere (Io sono colui che sono) 'cambia' e si fa uomo. pure noi siamo chiamati a fare questo, non solo resilienti come ci ha insegnato il covid, ma RI-NASCENTI, chiamati a con-formarci ai sentimenti che furono in Cristo Gesù, per divenire partecipi di una vita la Sua, e divenire Dio per adozione.
La II parola è ARKè: 'in principio era il Verbo'. Richiama le stesse parole con cui inizia la Scrittura nel libro della Genesi: 'in principio Dio creò il cielo e la terra'. C'è una ragione a cui tutto fa riferimento, la vicenda terrena è un processo che comincia e arriverà a compimento, siamo 'in cammino'.
'Per mezzo di lui' è la III parola: dice che la vita di Gesù è stata una vita spesa nel servizio, per gli altri. Ci fa capire che non c'è vita, e che non si può credere, se non per mezzo di un A-altro che ci fa andare avanti e ci dà fede, e così noi ad altri.
L'ultima parola è 'IL POTERE DI DIVENTARE'. Lo dice degli uomini che non da volere di carne, ma 'da Dio sono stati generati'. Sta dicendo che si può dare vita in due modi: o nella carne, o nello Spirito. E che non basta dare vita nel corpo, ma è più profondo dare vita all'Anima. Quanto potremmo essere più generativi oggi, se fossimo capaci di far DIVENIRE le persone, renderle A-altro da sè, figli di Dio ossia eredi di Vita nuova.
PAROLA DI VANGELO
Meditazione
di don Gianni Righetti


PATERNITÀ (parola di vangelo)

Parola che ci rimanda ad un passo della narrazione di Gesù che entra nel Tempio: ‘Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore’. La memoria della famiglia di Nazareth viene subito dopo il Natale, a dirci che Dio ha scelto di essere l’Emanuele, il Dio con noi, dentro una storia d’amore non attraverso un’organizzazione funzionale; ha voluto venire a salvarci in un tessuto di relazioni, non usando i cannoni, perché a definirci non sono gli schieramenti ma le affezioni che viviamo. Così uno comprende che valore ha il IV comandamento, che traduce ‘onora’ con ‘dai peso’ a tuo padre e tua madre, laddove ‘dai peso’ significa riconosci la consistenza, il valore che hanno lui e pure lei, coloro che ti generano all’esistere. Perché la vita non te la dai, la ricevi da un altro da te; e perché questo spazio di intimità che è la famiglia è l’officina della fiducia degli umani: ‘per fede’, perché ha dato credito a Qualcuno che gli era così vicino da convincerlo, dice la Parola, Abramo si mise in cammino e divenne padre di tutti i popoli. Paternità si potrebbe dire quell’azione del ‘prendersi cura’ che tanto sentiamo necessaria nella stagione pandemica in cui ci troviamo vulnerabili: vorremmo un Dio più paterno, che non ci lasciasse soli, e la nostra generazione spesso si sente pure orfana, priva di figure consistenti (peso) che ci rassicurino nell’inermità dei giorni.
Ma oggi manca proprio la maschilità, la pre-condizione per essere padri. Se tuo marito a 30 anni gioca ancora alla play-station, e tuo figlio comunica solo coi tik-tok; se te sei la classica donna iper-tronica, che già sa quel che è bene fare, e non si sogna mai di deciderlo insieme all’altro, allora forse qualche problema c’è. Non ci sono ruoli assoluti, e nemmeno stereotipi soltanto, ma di solito la madre dice sì, il padre deve dire no; la madre dà la vita, il padre la morte (realismo); la madre dice che la vita è sacra, il padre che va sacrificata (l’omo è omo e ha da puzzà). Oggi manca il compito educativo del padre. Ricordate Bauman, ‘la società liquida’? Oggi siamo allo stato gassoso ormai, niente più consistenza sociale, tutti dentro un individualismo che rinchiude dentro le proprie stanze fisiche e virtuali. L’inferno non è quello che pensiamo, è non saper più stare insieme; e il diavolo (dia-ballo: divido) è colui che scinde, che separa. Ecco allora questo Dio che salva la storia ‘da dentro’, venendo a salvarci proprio là dove noi siamo. Noi siamo relazione. E da cosa viene a salvarci? Dalla dis-trazione, dall’essere così fissati su noi stessi che non vediamo più l’altro. Dobbiamo de-centrarci, uscire da ventanni di cultura isolazionista, del singolo che può fare quel che vuole, e recuperare la vera vocazione che è quella alla sinodalità, al camminare insieme.
PAROLA DI VANGELO
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di don Gianni Righetti

UN CORPO MI HAI PREPARATO (parola di vangelo)

Nel grembo della giovane Donna, si fa sentire Qualcuno che è reale. Gesù non è un ologramma, ma la pro-vocazione di una carne vera, offerta perchè l'uomo riceva Amore. Non è la storiella dei preti, se Maria non è una donna che davvero concepisce, allora nemmeno il Figlio si fa Uomo. e ahimè, soffriamo di distanziamento non in ragione del covid, ma perchè ormai da anni celebriamo le feste ma senza Colui che dà gioia.
Cinque decreti uno dietro l'altro, che non sono serviti a un cappero: stiamo messi peggio della Svezia, che non ha fatto niente per chiudere. Eppure Lui viene, Dio ostinato. Viene di notte, non ci abbandona. Questo Natale diverso, ci suggerisce.
I istruzione: la fragilità è il nostro destino. Nel nostro delirio di onnipotenza, pensavamo di avere tutto sotto controllo. Viene appena nato, solo da custodire, nella via dell'abbassamento, migliore dei miti di potenza perchè ci fa umani.
II istruzione: la riscoperta della sobrietà. Non serve fare Natale, ma senza Gesù. una cosa è la gioia umile dei pastori, altro è il festival del business per nasconderci i problemi. Ritroviamo l'essenziale, le cose semplici non le illusioni, da soli non basta, serve solidarietà. nella notte del mondo, nel disinteresse, ancora un Bambino nasce. il Natale è un invito, a credere ancora, di nuovo.
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di don Gianni Righetti

E-SKENOSEN (parola di vangelo)

Pose la sua tenda, in mezzo a noi. nel senso che è Uno che cammina, Dio della storia. non vedi subito risultati, ma nel deserto ci sono germogli. e se te 'esamini ogni cosa', come suggerisce l'apostolo, alla fine qualcuno ti dirà 'ecco l'agnello di dio', ossia troverai la salvezza che pure c'è.
occorre essere dotati di sguardo nuovo sulle cose di sempre, per dire avvento ancora. persona selvatica, di poche parole, giovanni però è capace di distinguere: un Altro deve crescere, lui ridursi all'essenziale. è capace di essere voce, di dire parole non sue. dio vagabondo, lo cogli qua e là.
PAROLA DI VANGELO
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di don Gianni Righetti

DESERTO SOCIALE (parola di vangelo)

I parola: cavallette. si cibava di insetti, e miele selvatico. Cibo essenziale, stile di sobrietà. non ci si può illudere riempiendo la panza, l'avvento dice che l'uomo vive di desiderio. mio cibo è fare la volontà, che è poi fare comunione, questo nutre.
II parola: sandali. giovanni riconosce che serve uno più forte, per trovare salvezza. si riscopre servo, come peraltro gesù farà lui quando si metterà a carponi a lavare i piedi ai discepoli, dio in ginocchio. servono sandali, per andare avanti.
III parola: strada. pure nel deserto si trova una via, basta che ogni valle sia innalzata, ossia si colmino i vuoti, le inconsistenze. e che ogni colle sia abbassato, ovvero le asperità siano smussate.
IV parola: cuore. il sentiero va spianato, perchè non è semplice arrivare al cuore, ma solo l'interiorità è il luogo della confidenza ('parlate al cuore'). è là che scopri consolazione, cioè accade che la tua tribolazione è compiuta. tutto si gioca dentro.
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di don Gianni Righetti


CIASCUNO IL SUO COMPITO (parola di vangelo)

'Signore noi ti cerchiamo, e desideriamo il tuo volto: fa che un giorno, rimosso il velo, possiamo contemplarlo. Ti cerchiamo nelle Scritture che parlano di te, sotto il velo della sapienza, frutto della ricerca delle genti. Ti cerchiamo ni volti radiosi di fratelli e sorelle, nei corpi feriti di coloro che soffrono la tua passione. Ogni creatura è segnata dalla tua impronta, ogni cosa rivela un raggio della tua invisibile bellezza. Tu sei rivelato dal servizio del fratello all'altro, sei manifestato dall'amore fedele che non viene meno. Non gli occhi ma il cuore ha visione di te: con semplicità verace noi cerchiamo di parlare con te' (liturgia di Bose).
Lavoro in smart working da una vita, sempre casa e chiesa, mai un ambito privato rispetto a chi ti cerca, ma è giusto così questa è la casa comune. pensavo all'uomo che lascia la casa dando consegne ai suoi servi, 'ciascuno il suo compito'. Tutta l'ansia dell'uomo sta nello scoprire qual'è lo scopo della sua vita, soffriamo di vuoto esistenziale sinchè non capiamo che c'è una ragione, qual'è il senso dei giorni. e per ognuno, dice il Vangelo, c'è un fine.
Sempre più guardiamo agli altri solo 'all'esterno', per il ruolo che hanno o per come si muovono, non come a persone. Ma all'origine delle situazioni che esprimono la cura dell'altro, sta anzitutto una relazione che le motiva: la fiducia tra medico e paziente è fondativa, rende ragione di ciò che faccio per guarire. Solo entrando in uno spazio di intimità, resisto alla scorciatoia delle illusioni di curarmi da me stesso.
Abbiamo bisogno di qualcosa che non sia solo il black friday, Natale quest'anno viene di venerdì, ci è donata la novità di un 'white' friday. Ancora c'è una salvezza, malgrado noi.
PAROLA DI VANGELO
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di don Gianni Righetti

METTERSI AL POSTO DI (parola di vangelo)

Saremo giudicati sull'amore, così dice il vangelo di matteo 25. non sulla ortodossia o su chissà quali peccati. l'amore è fondativo del cristianesimo, non possiamo auto-giustificarci dicendo che andiamo in chiesa e dunque qualcosa facciamo. serve di più, come ha fatto il maestro che si è messo al posto di: quel 'l'avete fatto a me' è il processo di empatia più marcato della storia, una decisa identificazione con l'altro che ti fa proprio schierato.
così gesù rende assolutamente confessionale ogni relazione, non c'è condizione marginale che non sia riconoscibile nel segno della croce di un amore che si è speso per salvare. ciascuno è riferibile a cristo, perchè dunque sempre questa fatica di riconoscere uno specifico della fede che non è differenziale ma inclusivo? non c'è causa persa, che non sia divenuta un suo prenderne parte. il vero umanesimo non è alieno dalla fede anzi, non considerare l'altro lontano questo è l'ultimo comandamento che rimane.
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di don Gianni Righetti

SIGNORE DEL TEMPO (parola di vangelo)

Come un ladro nella notte: il carattere di imprevedibilità del tempo che viene, è bene rappresentato dall'immagine di colui che viene a scombinare le situazioni nelle quali penseremmo di essere al sicuro. ma noi come dice l'apostolo non apparteniamo alla notte, siamo sobri cioè non appesantiti da stanchezza o anestetici illusori. non frenati dal timore, dal senso di inadeguatezza che ci fa sotterrare il talento che pure c'è.
l'abbiamo 'ricevuto', questo dono che Qualcuno ci ha consegnato perchè ne custodissimo la continuità. questa eccedenza che sta prima di noi stessi - all'origine di ogni storia c'è sempre una sovrabbondanza di grazia - questo investimento che non abbiamo meritato ma ci è giunto, e come un seme che porta frutto, se noi impariamo le regole di un'economia diversa.
sono grato a mio padre, che ha creduto in me ed è stato profeta mandandomi a roma quando io nemmeno volevo. e non sarei quello che sono, se non in ragione del 'molto' che altri hanno scommesso offrendomi la propria sapienza.
in questa aritmetica all'inverso, dove prima c'è qualcosa che ti muove, e te poi devi saper 'guadagnare', la quota parte del trafficare è soprattutto la decisione di rischio con la quale te giochi te stesso. perchè a chi ha questa intraprendenza, sarà dato ancora. ed è proprio invece questo che a noi manca oggi, la coscienza che dal poco viene il molto, e che occorre fidarsi.
è in corso uno scisma tra singolo e comunità, dice papa francesco, perchè il singolo non crede alla casa comune, e sembra un miglior partito invece quello di chi scava le sue buche. ma quando sarò chiamato a rendere conto come i tre servi, preferirei essere giudicato uno che ha sparso seme: non tutto è andato a frutto, molto s'è perso, ma era perchè quel poco ci fosse.
abbiamo bisogno di essere sognatori, di governanti che non diano solo pezzette parziali per tamponare le ferite, ma siano capaci di visioni strategiche, di un orizzonte che va fatto nuovo.
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di don Gianni Righetti

QUANTO RESTA DELLA NOTTE (parola di vangelo)

Cos'è la sapienza? E' l'atteggiamento di chi scruta i segreti, perchè molto nella vita è mistero e sfugge alla comprensione. 'non sapete, nè il giorno nè l'ora'. Già queste parole di gesù dicono che la sapienza ha a che fare con il tempo, e che il futuro interessa l'uomo più che gli astrologi. se è così, qual'è dunque la sapienza che mi guida, quale orizzonte mi sta orientando?
Quel che è sicuro, è che la sapienza, il senso o scopo della vita che ci muove, ha necessità che ci sia un domani. se infatti non c'è prospettiva, tutto diventa relativo. E' questo che l'apostolo dice ai tessalonicesi, e cioè il fatto che la storia dell'uomo non viene interrotta dalla morte, c'è un 'oltre' e la pasqua ci fa fare passaggio verso un destino definitivo che esiste. il fine, il senso di tutto, è l'incontro, la compagnia dentro la quale l'uomo non sarà abbandonato per strada, perchè 'staremo con'.
Ma allora perchè colui che deve venire indugia, perchè non vediamo? Le comunità primitiva, cui si rivolge matteo, si domandano dov'è la promessa alla quale hanno creduto, quella di una vita altra, di un mondo migliore. Avevano creduto alla parola che assicurava che dio sarebbe presto intervenuto, ed invece la vita era sempre la stessa, nulla della novità della fede. Così il rischio è quello del sonno spirituale, di chi non si accorge.
L'evangelista spiega allora più il metodo che l'esito della fede: non basta per credere munirsi di obiettivi parziali, caduchi come la lampada che è utile ma non basta se non c'è l'olio. Occorre essere capaci di custodire un di più, un supplemento di speranza cui poter attingere. Serve una riserva di spirito, quando le circostanze non corrispondono alla parola, per credere ancora. Ed essere capaci di leggere il momento presente, nel quale sembra non accadere nulla, come il tempo sorprendente in cui all'improvviso può risuonare il grido che chiama: ecco lo sposo, andategli incontro.
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di don Gianni Righetti

BEATI QUELLI CHE PUR NON AVENDO VISTO CREDERANNO (parola di vangelo)


C'era un tempo in cui la terra era informe, quando tutto ebbe inizio con la parola Or: sia luce. e luce fu. la vita è una lotta, fatta di luci e ombre, nulla va come si vuole, ma stiamo lottando. Dio vede la lotta, ama il fatto che ce la mettiamo tutta, che non rinunciamo. la luce è la fede, che ci consente di conoscere Dio.
 
Il primo atto di fede è la fiducia in se stessi, il controllo di sè, la consapevolezza della potenza della preghiera. le tenebre erano sulla faccia dell'abisso e Dio disse: sia luce.
 
Nascere significa venire alla luce. dice rav elimelech bar shaul: l'uomo nasce due volte. L'una senza volerlo e l'altra rinasce nella sua mente; la prima con le doglie del parto, l'altra con quelle della conoscenza. la prima dà vita al corpo, l'altra all'anima.
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di don Gianni Righetti

PER AMORE (parola di vangelo)

Vogliono metterlo alla prova, ossia trovare qualcosa che non va. così lo interrogano, perchè si esponga, prima in un modo (cesare) poi in un altro (comandamento). è come quando tra i 2 si litiga per il colore delle scarpe, o per l'ora dell'uscita, o perchè il divano è rotto, e capisci che il problema non è il divano o l'uscita, ma l'accettazione dell'altro che non c'è più.
Gli domandano cos'è la cosa più importante da fare, perchè certo chi sceglie si definisce, ma Pure perchè ragionano in termini di dovere, e questo si aspettano che dica: che bisogna rispettare il sabato (era l'unica cosa che osservavano davvero), o dare la moneta del tributo.
Invece lui ribalta le carte in tavole, e risponde che la cosa conta di più non è un dovere ma un amore. amerai; perchè solo per amore si può assolvere il proprio dovere, solo quando c'è una passione sostieni anche il peso di una responsabilità.
E dichiarando che l'amore è comandamento, dice soprattutto che amare non è quella cosa velleitaria imperialista che viene da noi come pretesa che l'altro riempia il nostro vuoto. dice che l'amore viene da fuori, come comando ovvero come appello, quando l'altro ci chiede e noi cor-rispondiamo o meno.
Da questi due comandamenti del duplice amore 'dipendono' tutta la legge e i profeti, cioè la chiesa, la vicenda della fede. non sta in piedi il castello, se non c'è l'anima che lo regge. non serve 'fare' delle cose, osservare regole, per essere credenti, se non c'è un fuoco che muove ad essere così luce del mondo.
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di don Gianni Righetti

A SUA IMMAGINE (parola di vangelo)

Di chi è l'iscrizione, chiede Gesù quando gli presentano la moneta di Cesare. Sarà una delle tappe del Battesimo, l'iscrizione del nome: troviamo identità, venendo resi parte. ma nel confronto con chi lo mette alla prova, Gesù in realtà interpella noi: di chi siamo immagine? In noi creature c'è quella somiglianza col Padre, che ci fa essere un po' espressione di Lui. Ma possono esserci altri modelli, ai quali ispiriamo noi stessi.
Ciascuno è anzitutto quello che altri sono stati prima di lui, non solo questo ma a partire da, spesso volendo modificare, dando nuovo imprinting. E se poi noi siamo di Cristo, come sarà mai stato questo uomo Dio mite ed umile? Maschio e femmina, alla fine: insieme, ciascuno la sua parte, noi siamo Uno.
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di don Gianni Righetti

ASPETTANDO LA PRIMAVERA (parola di vangelo)

Facciamo tutti la stessa cosa, viviamo in attesa di una stagione migliore, meglio prima che dopo. ma ci manca una 'vision', un orizzonte che trascenda l'immediato. e allora non ci diciamo, gente che parla un'ora ma non sai cosa pensa, che sente dentro. ci serve resistere, cosa che è solo di chi è sostenuto dal perdono, dall'altro che ti accetta come sei.
 
tra cibo e amore c'è un legame sensibile: ti mangerei. l'eucaristia ce lo insegna, essere in relazione nutre l'esistere. così quando gesù dice che il regno è un banchetto, è come se esprimesse un desiderio di dio: ti invito a cena, non significa mangiamo una pizza, ma: stiamo insieme. nell'era del covid, è pure un rischio, difficile trovare gente che viene alla mensa.
 
l'uomo può opporre un rifiuto, e dio per la libertà che ci ha dato è disposto ad attendere la risposta dell'altro e pure a perdere, non sarebbe in gioco l'uomo se fosse un obbligo il condividere. giustamente il racconto indica che più d'uno non 'volle' venire, dicendo in fondo che è la volontà che decide di noi. magari si dice no perchè si pensa ad altro, o perchè si teme qualcosa, o non ci si convince e quindi si dubita e ci si ferma.
 
è davvero un peccato, perchè 'tutto è pronto', e sentirsi invitati alle nozze fa pensare che sia possibile una vita senza essere tristi: 'venite alla festa'. ma manca una parte essenziale, che è il lasciarsi coinvolgere. può capitare pure a chi entra nella sala nuziale, ma non si riveste dell'abito nuovo. non si lascia ri-vestire, non si consegna alle mani dell'altro che possono condurlo, crede di poter vivere meglio tenendo il controllo della sua vita.
 
non basta essere chiamati, magari più volte, occorre divenire gli 'eletti', che sono pochi ossia sono una condizione particolare di privilegio, sono come il figlio di cui il padre si compiace, dicendo di lui che è prediletto, e che possiamo ascoltarlo.
 
ascoltare, ovvero fare come lui. alla fine infatti, lui dice che la sala si riempi. fu piena, nessuno escluso, ciascuno il suo posto, in una festa che non dimentica, che fa ritrovare.



PAROLA DI VANGELO
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di don Gianni Righetti

LA PIETRA SCARTATA (parola di vangelo)

In una città di provincia una escort è risultata positiva al covid. è stata ricercata la tracciabilità della clientela, una trentina circa di uomini che si sono ben guardati dal dichiararsi per avvertire i propri contatti del rischio. il sindaco ha fatto un appello perchè anteponessero la salute pubblica al pericolo di ritorsioni da parte delle mogli, ma invano. è partita una caccia al sospetto che ancora è in corso, non è una fake news.
la parabola dei contadini che uccidono la vita invece di coltivarla, è in realtà una bellissima storia d'amore che non finisce. l'avevano chiamato figlio del peccato, ma lui ci prova sino in fondo a liberarci dal male, anche con la tenacia aggressiva che serve per fare giustizia. dio non viene meno, e riapre sempre le porte ed il cuore. dinanzi a noi, come suggerisce la teoria delle stringhe, c'è un multi-verso, non semplicemente un uni-verso.
e la speranza di una pasqua c'è sempre, proprio per dirci che non siamo schiavi. il battistero di questa chiesa, come tante antiche fonti battesimali, è a forma ottagonale. otto lati per dire l'ottavo giorno, quello della risurrezione. il giorno nuovo della ri-creazione, che va oltre il settimo della genesi.
nel sacramento che fa gli uomini santi, il matrimonio, ed in ogni altra compagnia, può esserci questa prospettiva di futuro. se gli uomini escono dal cordone ombelicale del loro individualismo, se entrano nell'universo del bene comune, se smettono di giudicare e imparano a guardare le travi interiori.
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di don Gianni Righetti

SUPERIORI A SE STESSO (parola di vangelo)

 
Nello scrivere l'annuario 2020 delle iniziative del sacro cuore, gruppi e servizi che animano la vita-azione di questa chiesa, ho segnato un solo responsabile per ogni realtà. ma è chiaro che la polifonia del coro è fatta da più voci, e che nella preghiera carismatica si esprimono più doni dello stesso Spirito. è bello pensare che siamo tutti pietre vive di una costruzione spirituale, e che quella d'angolo era una pietra scartata dai costruttori.
 
come scrive l'apostolo ai filippesi, è un mosaico quello che stiamo componendo. forse una delle parole più vere della Scrittura, paolo scrive che ciascuno deve cercare non l'interesse proprio, ma quello degli altri. è questa la vera logica nuova dell'amore, il non pensare tanto a se stessi ma al bene comune che è più e oltre il nostro. e che solo se esiste, questo bene comune che tutela tutti, allora sono garantito ank'io. nella stagione dell'europa e di quel ke è mio e tuo, questo considerare gli altri 'superiori', ovvero non fermarsi al nostro parziale individuo, è una profezia forte. non basta pareggiare il pratino di casa mia, se tutto il quartiere non è tenuto bene. e non può esserci solo discernimento individuale, ma condiviso.
 
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di don Gianni Righetti

NESSUNO ESCLUSO (parola di vangelo)


Un calcolo diverso dai nostri: settanta volte sette. e allora pietro domanda: che sarà dunque di noi? come dire: se devo perdonare sempre, a me chi darà giustizia? devo soccombere.
così gesù anticipa: alla ri-generazione delle cose, ovvero nella società nuova che nasce nel regno, ciascuno avrà parte, partendo dagli operai dell'ultima ora, i primi solo dopo questi.
qual è il problema? anzitutto che c'erano aspettative diverse, e vengono invece capovolte dalla vita. si pone così la questione del salario, se è giusto o meno, ossia cosa te ne viene ad essere buono con gli altri. gesù risponde chiamando 'amico' chi si sente offeso, e richiama il fatto che il prezzo era già negoziato.
ma è sicuro che la s-proporzione tra i primi e gli ultimi è evidente, a riconoscere che la giustizia 'superiore' cui si ispira il maestro è quella del dono, non solo quella della corrispondenza. la vita è offerta, più che meritata. e gesù invita a non essere dominati dall'invidia, la legge devastante della competizione: pensavano di ricevere di più, non accettavano altri partecipi del loro.
tutti sono operai, nel regno dei cieli, nessuno escluso, e c'è posto per ciascuno. quando vuoi aver parte - il carisma migliore, come dice tommaso d'aquino - la strada la impari, è farsi ultimi perchè dare a loro garantisce pure i primi, e rimette in gioco ogni volta. abbiamo donato ai ragazzi di prima comunione un mattone, per dire loro che ci si pesa solo nella misura in cui si costruisce.
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di don Gianni Righetti

IO GIOCO DA SOLO (parola di vangelo)


Perdonare sette volte, per ristabilire una giustizia, non è mai una restituzione alla pari: richiede sempre un di più, che s-bilancia sull'altro, che rende la relazione a-simmetrica, non reciproca. E' come dire che l'altro "costa" una cifra, devo decidere se investire in una pace vale per me più che vivere di tristezza ferita soltanto.
Così accade che si sta insieme non perchè non si sbaglia, ma perchè ci si perdona e si va oltre, sentendoci tutti figli di un dio minore.
E' la distanza sociale, che va superata, non tanto quella della mascherina, quanto quella della maschera. E' il porsi dinanzi all'altro non con la giusta prudenza, ma con l'individuale atteggiamento di chi ha già determinato quale misura senza confronto. Nell'insieme non si gioca da soli ma in squadra, non può sussistere una fede senza "carne", senza con-divisione della vita.
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di don Gianni Righetti

QUANTO RESTA DELLA NOTTE (parola di vangelo)

Quando vigilavo sui bastioni della città, guardando le luci delle case all'orizzonte, sentivo che la serenità degli altri dipendeva un poco pure dal fatto che qualcuno vegliava sulla loro pace. Questo è il compito della sentinella: proteggere, quando serve avvertire. Oggi diremmo: prendersi in carico la cura dell'altro, assumersi il suo limite ed il suo destino. In un tempo in cui il mondo discrimina i deboli - niente cure intensive agli anziani - è una pro-vocazione forte, testimoniare che pure il fratello che pecca è 'tua' cura.
Sei te ferito, non lui, che devi assumere l'iniziativa di risolvere il vulnus che si è creato, andando da lui a parlargli, tra te e lui solo, facendo cioè comunicazione diretta, ossia personale. Non suonando la tromba che tutti sappiano, senza magari avere il coraggio di affrontarlo.
Siamo ancora al mercato della vita, dove c'è un'economia diversa. 'guadagnare' il fratello significa considerare come bene prezioso la relazione più che la propria giustizia. Non avere altro debito che quello dell'amore, è come dire che l'unica cosa necessaria che ci manca è davvero l'altro. che non si 'perda' nessuno, questa la grande priorità del Maestro, che garantisce anche noi ultimi.
Una nota sola non fa un coro, ma due o tre nel nome di un altro sono un'energia che va oltre le differenze e raggiunge persino il Cielo. Così il 'comandamento' dell'amore è veramente l'unica legge. l'amore è comandato perchè è proposto, è dato all'uomo da fuori dell'uomo come appello cui l'uomo può cor-rispondere, può dare ob-audientia all'amore, che lo fa uscire da sè, dal sepolcro dell'ego. L'amore non è quella cosa velleitaria che vogliamo noi, e se non c'è non proviamo più nulla, ma è ris-sponsabilità ad una chiamata.
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di don Gianni Righetti

GUADAGNARE O PERDERE (parola di vangelo)

Nel mercato della vita, il Vangelo suggerisce un'economia paradossale, dove perdere significa ritrovare. noi tesi al possesso delle situazioni, siamo sconfermati da questa verità: guadagnare tutto rischia di farci perdere l'essenziale. costruiamo il castello, ma dentro è vuoto. come un cancro, in silenzio.
dice il s.padre: la vita è avviare processi, non occupare spazi. cos'è mai l'anima, quella che rischiamo non ci sia più, in un mondo in cui pensavamo di avere tutto? t'accorgi che passano i giorni, e ti manca sempre qualcosa. non sei felice e cerchi evasioni, e non comprendi che avevi già quel che è solo dono.
c'è un 'di più', e vale la pena crederlo. ed invece che ragionare in prospettiva di vittoria, forse dovremmo educarci ad orizzonti di de-crescita. per salvare quel che vale davvero, quel che l'uomo è dentro è più di quel che appare fuori dell'uomo.
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di don Gianni Righetti

E IO DICO A TE (parola di vangelo)

Tutto è apocalisse, ossia rivelazione: la pandemia; quel Gesù che ci dice che Dio è 'circolazione' di amore, che fa esistere tutto. Pietro che riconosce il suo mistero, e Gesù che 'dice' a lui.
Siamo gente che si rappresenta, il selfie è forse il modo per riuscire a vedere noi stessi da fuori di noi. Ed il web è divenuto il luogo di espressione del sè, più che un mare di informazioni tra cui pescare. La rete che produce l'io ampliato, che riduce il tu, non fa giustizia del fatto che siamo invece noi, rete relazionale.
L'individuo viene dopo, dobbiamo imparare a farci precedere dal 'tu'. servono i volti, ma non i nostri, per divenire noi. L'altro è colui che mi sta dinanzi (Genesi): nei nostri storytelling, dovremmo essere capaci di definire l'altro, non il nostro io.
PAROLA DI VANGELO
Meditazione
di don Gianni Righetti

EXIT (parola di vangelo)

C'è una cosa che si chiama 'frame of reference', quadro di riferimento. Ci aiuta a non vivere di alzaimer, ad  orientarci nella molteplicità dell'ambiente dove ci muoviamo. Se penso  alla sedia, di solito ha quattro gambe, e se guardo ai girasoli, li riconosco dalla classica forma gialla.
Anche nelle relazioni ci sono  dei format, quelle tradizioni e quegli schemi di riferimento che ci aiutano a muoverci nell'universo degli individui. La mamma me lo diceva sempre da piccolo: lavati le mani; e allora avevo capito, che i grandi hanno sempre ragione (oggi che sono grande, è vero l'inverso).
Ma la vita è più ampia e più complessa delle nostre rappresentazioni, e a volte non si riesce a risolvere le questioni, se non uscendo dagli schemi che le definiscono, per crearne di nuovi. E' una possibilità che  l'uomo ha, essendo libero e capace di dare il nome alle cose. Da piccolo ho imparato un copione, ma da grande capisco che posso recitare un'altra parte.
Questo accade nel vangelo a gesù e alla donna cananea, infrangono i confini - geografici e di tradizione - perchè la  vita dell'uomo sia salva, non lasciandosi imprigionare dalle distinzioni - puro o impuro - e capendo che oltre c'è un mondo. Lo fanno perchè non sono fotocopie ma originali (Carlo Acutis), perchè hanno capito che il sabato è per l'uomo e non l'uomo per il sabato. perchè sono frontalieri coscienti di stare a cavallo tra mondi diversi, e soprattutto perchè a muoverli è una passione più forte delle forme, quella per la salvezza  (della figlia e dell'uomo).
Vorrei tanto che nessuno mi lasciasse per strada, come volevano fare i discepoli e vorrei la tenacia con la quale questa madre non molla la speranza, capace di anticipare il  futuro.
PAROLA DI VANGELO
Meditazione
di don Gianni Righetti

LA ROSA (parole di vangelo)

Campo estivo Ipad giovanissimi 2020. Sabato 8 agosto ore 23, veglia delle stelle. Guardando il cielo, siamo coscienti di essere un puntino nell'universo. La terra è una barca nel mare, noi in questo mondo siamo passeggeri, andare oltre è destino.
Bellissima immagine per dire che molto dipende da noi, da come ci prendiamo cura dell'unica barca su cui siamo rifugiati. Così la volpe sollecita il piccolo principe: 'è il tempo che hai perso per la tua rosa, che rende la tua rosa così importante'.
Pure Dio si prende cura di noi, come Pietro che affonda si 'afferra' a noi e non molla, siamo nelle sue mani. Conforta sapere che malgrado noi, al di là delle nostre infedeltà, c'è un Altro che rimane fedele. E allora non si rischia di cadere, si continua.
Si diventa maturi quando si comprende che la vita che facciamo non è quella che volevamo fare, e nasce dunque una profonda sensazione di infedeltà. Ma questa non è tanto tradimento, quanto piuttosto svelamento della verità della prima voce che ci ha mossi, sua rinnovata forza attrattiva nei nostri cuori.
PAROLA DI VANGELO
Meditazione
di don Gianni Righetti

IL MOVIMENTO (parole di vangelo)
 
La fame, ciò che muove l'uomo, è anzitutto quell' 'oltre' che costituisce il suo irriducibile desiderio di infinito. Al di là delle circostanze avverse, della diffidenza e del timore di perdere occasioni, l'uomo è alla ricerca di un essenziale.
Campo Ipad 2020, dedicato proprio a questo, a ciò che è invisibile agli occhi, perchè si vede bene solo con il cuore. Ore 11 del mattino, rive del lago di Vico, forte vento. Come avrà fatto Gesù a camminare sulle acque? Sinchè prova a guarire il cieco nato ci sto, è una restituzione. Ma quando deve andare oltre, senza sostegno di ciò che lo circonda, nell'incertezza del movimento? E' proprio questo il segreto della leggerezza, del peso specifico sostenibile: il movimento. Se sei Tu, dimmi di venire a te sulle acque.
PAROLA DI VANGELO
Meditazione
di don Gianni Righetti

FAME DI (parole di vangelo)


Mi ha toccato, il fatto che la  vita dell'uno non sia uguale a quella dell'altro. Che nell'emergenza  covid, ci sia stato chi s'è trovato a decidere per te, se potevi  accedere o no alle terapie.
Partecipi di una vita fragile, questo  ci siamo trovati ad essere. Con la fame di, come suggerisce il Vangelo  di queste domeniche (grano, lievito..). Pure ora, gente che cerca di non  abbandonare quello spirito coraggioso con cui abbiamo reagito affamati  di fiducia, in cerca dei segni di un Dio  che ha promesso di esserci (Io sono colui che ci sono), che anche oggi  ci fa fare pasqua, ci fa andare avanti. Anche se c'è la zizzania, la  povertà.
Chiamati ad un oltre ('là mi vedranno'), la nostra nuova  frontiera è essere capaci di quel poco di pasta che abbiamo, ma  mescolato con il lievito di una speranza. sopporti pure la sofferenza  del momento, se sai che è possibile attraversare verso un esito. La vita  domani sarà, questo è il nostro compito, quel lievito che oggi mettiamo  nel nostro niente, per credere che può essere altro. Saremo quel che  proviamo a credere ora.
Come dopo un infarto, questo tempo ci è dato  quale chance ulteriore: the second life, per poter ri-cominciare, per  non fermarci. con tutto lo spirito con cui vivi ogni prima volta di  nuovo, ciascun istante prezioso perchè non scontato.
PAROLA DI VANGELO
Meditazione
di don Gianni Righetti

TRA PASSATO E FUTURO (parole di vangelo)

La parabola dice che c'è una speranza,  può esserci un male se pure c'è un bene e crescendo 'insieme', alla fine  l'uno sarà riscattato dall'altro. Se dunque c'è male, non è solo a  perdere. E' il puntino nero, che ci impedisce di vedere la parete  bianca?
Provo a fare i conti così con una storia, quella della fede.  Quando penso a lui, non posso non riconoscere che è stato importante.  Ma ora ci sono molti altri cui rivolgersi, passa il tempo e faccio  fatica a tornare in sintonia. Abbiamo fatto un ritiro, m'ero convertito, eventi che donano passione, poi però la vita riprende.
Lui però è presente ancora, il regno di dio 'è' in mezzo a voi. E se è  vero che nella vita tutto si gioca sull'esserci, nella fede è essenziale  la 'memoria', come attualizzazione più che come nostalgia. Lui assume  la sfida delle perle preziose, sa che l'essenziale è più di quel che  appare, ed educa a ri-volgersi, la scelta in un'attenzione.
C'è tutto il tempo, per riuscire a distinguere.
Grano e zizzania insieme. Non devo sentirmi imputato, se pure si  evidenzia il limite; non è a costringermi, ma ad indicarmi la strada. La  nostra 'crescita' non è figlia dell'ansia da aspettativa, cui dover  corrispondere, ma della passione, di Uno che c'è.
PAROLA DI VANGELO
Meditazione
di don Gianni Righetti

COMUNICA LIBERTA' (parole di vangelo)

Ci sono 2 movimenti. Il primo è esodale: il  seminatore 'uscì', dalla casa alla barca, la barca nel mare che è il  mondo, non si va da nessuna parte se si resta chiusi. L'altro movimento è  centripeto: si 'raccolsero', intorno a lui. C'è un'azione costruttiva,  che riesce ad assemblare nella misura in cui tutto è intorno ad una  parola. E questo è buono, perchè in giro c'è dispersione, il seme  prezioso finisce su terreni diversi e tre su quattro l'esito non è buono.
Qual è la soluzione del Maestro all'enigma del male che vince al posto  del bene? 'Parlò' loro. Gesù dà una Parola, racconta una storia, in  fondo si dice, esprime un senso con cui narrare quel che accade. Le  parabole sono generative, offrono vita. Qual'è la sua? Morte e  risurrezione. E se dovessi dare parabola di me, o di questo tempo, quale  arco potrei descrivere come orizzonte?
Protagonista della parabola  di Gesù è il seme, ossia qualcosa che è all'inizio, che non è ancora  concluso. A Gesù non interessa l'esito, come a noi sempre preoccupati  dal timore che vada male, lui non sceglie il terreno su cui, il seme va  ndo cojo cojo. Ma se il Maestro indica lo statu nascenti, la situazione  iniziatica, e non insiste su qualcosa che debba per forza essere già  raggiunto, significa allora che il seme non viene inutilmente. E che i  lavori sono in corso, è una situazione evolutiva e non statica, quella  del seme che pure pare già fermo.
Come suggerisce l'apostolo, la  creazione geme le doglie del parto, dovremmo essere non solo fratelli ma  'madri' di Gesù, cuori non aridi o spinosi ma generativi della speranza  che viene da lui. potremmo imparare soprattutto a guardare oltre, non  fermandoci solo a dove è il seme oggi, sepolto nel nulla della nostra  vita, ma dove potrebbe essere domani, più in là.


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