Lectio Divina 2020 - Parrocchia Sacro Cuore

Vai ai contenuti

Lectio Divina 2020

 
Download calendario Lectio Divina                                                                       Download articolo
          Clicca qui                                                                                                      Clicca qui



LECTIO DIVINA QUOTIDIANA
 
DAL 28/10 AL 10/11
 
 
Piccola esegesi dei versetti di Mt.1,1-4,22
 
Siamo nei capitoli dell’infanzia di Gesù; non è una biografia ma una meditazione sulla sua identità e missione.
Queste pagine vogliono rispondere alla domanda “chi è Gesù”
L’autore ci presenta dei personaggi che sono solo abbozzati, riempire i vuoti non arricchisce i testi, dobbiamo accettare questi silenzi perché ci aiutano a concentrarci sull’essenziale. Mettiamo al bando, quindi, sia i vangeli apocrifi che presunte rivelazioni, non riempiamo i silenzi dei Vangeli con storie di pietà popolare.
 
Gesù vive per molti anni la vita quotidiana e anonima degli uomini. Lo Straordinario è che Dio è che abbia vissuto la vita ordinaria dell’uomo, è questa la vera rivelazione.
 
Dal 3,1 al 4,17 l’evangelista riassume la predicazione di Gesù mettendola in parallelo con quella di Giovanni il Battista: “Convertitevi è vicino il Regno di Dio”. Giovanni, accettando di battezzare Gesù, dimostra di sottomettersi al progetto di Dio che è ciò che dovrebbe fare ogni uomo.
 
La salvezza non è un fatto scontato, persino il figlio di Dio è tentato. Non solo il pagano o il peccatore devono convertirsi ma anche i giusti.
 
La tentazione è sempre attuale, sottile, inquietante, non è la scelta tra Dio e il potere o Dio e la ricchezza essa è : prima il potere e la ricchezza e poi Dio.
 
Solo dopo aver lottato contro le tentazioni nasce in noi il senso della comunità che è quello di seguire il solo “Maestro” stando “dietro” e percorrendo la strada che Gesù ci propone.
 

 
L. 28 /10 Ss. Simone e Giuda. Lc.6,12-19. Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
 
M.29/10 Mt.1,11 Cosa implica essere figli di…la vita viene da lontano, nella Sapienza e nel peccato passando attraverso le prove più dure
 
M.30/10 Mt.1,12-25 Giuseppe, come sposo accetta la vita, è arrivato il tempo di Dio. Gesù un nome deciso nei secoli ma cosa vuol dire essere giusti?
 
G.31/10 Mt.2,1-23 La famiglia di Nazaret conosce l’esilio, sono sempre gli innocenti che pagano il prezzo dei potenti ma il Signore ci fa alzare e ci porta verso un oltre.
 
V. 1/11 Tutti i Santi. MT.5,1-12° Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore
 
S. 2/11 Defunti. Gv.6,37-40 Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi
 
D. 3/11 XXXI del T.O. C. Lc.19,1-10 Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
 
L. 4/11 Mt.3,1-6Siamo tutti pensati e annunciati da Dio ma ci si converte solo grazie alla testimonianza di un altro.
 
M. 5/11 Mt.3,7-8 La testimonianza porta in sé i frutti
 
M. 6/11 Mt.3,9-10 Il cuore più indurito è nelle mani di Dio
 
G. 7/11 Mt.3,11-12 Gesù viene
 
V. 8/11 Mt.3,13-15 Lasciare fare a Gesù, il solo che conosce ogni giustizia
 
S. 9/11 Mt.3,16-17 Gesù è il “Figlio”
 
D.10/11 XXXII T.O. C. Lectio Divina al Sacro Cuore Mt.4,1-11. Le tentazioni dell’uomo e della Chiesa.     
 
 
 
LECTIO DIVINA QUOTIDIANA
 
Dall’’11/11 al 24/11
 
 
L.11/11 Mt 4,1 Gesù ripercorre la storia del suo popolo
 
M.12/11 Mt. 4,2-3 Nel momento della debolezza il tentatore si avvicina
 
M. 13/11 Mt. 4,4 Solo la parola è in grado di nutrirci
 
G. 14/11 Mt. 4,5-6 Solo la Parola ci fa uscire da noi stessi
 
V. 15/11 Mt. 4,7 Come e quando tentiamo Dio?
 
S. 16/11 Mt.4,8 Quale Gloria ricerchiamo
 
D. 17/11 XXXIII T.O.C.
 
Lc.21,5-19 Il Signore giudicherà il mondo con giustizia
 
L. 18/11 Mt.4,9 La Parola distrugge gli i doli
 
M. 19/11 Mt.4,10-11 La resistenza salva
 
M. 20/11 Mt.4,12-13 Siamo capaci di lasciare la nostra Nazaret per andare sulla strada di Dio?
 
G. 21/11 Mt.4,14-15 tutte le genti saliranno sul monte del Signore
 
V. 22/11 Mt.4,16 quante volte il Signore ci ha fatto passare dalle tenebre alla luce
 
S. 23/11 Mt.4,17 come passare dal peccato al Regno di Dio?
 
D.24/11 Mt.4,18-25 XXXIV Cristo re C. Dalla Galilea impura è iniziata la via della guarigione.  
 
 
 
 
 
LECTIO DIVINA QUOTIDIANA
 
Dal 25/11 all’8/12
 
 
Piccola esegesi sul capitolo 5
 
Qual è la novità cristiana?
 
Le beatitudini sono un messaggio per la Chiesa di sempre; sono un ideale per tutti; sono indicative di una prassi non di un generico cambiamento di mentalità. Questo è il Regno arrivato in terra ed è per questo che le beatitudini provocano dibattiti e confronti col resto del mondo (cap.5)
 
 
L. 25/11 Mt.5,1 Sentiamoci discepoli chiamati
 
M. 26/11 Mt.5,2-4 Devo affidarmi totalmente a Dio nell’umiltà.
 
M. 27/11 Mt.5,5-6 Che fame e sete sento?
 
G. 28/11 Mt.5,7-8 Come sono i miei rapporti con gli altri?
 
V. 29/11 Mt.5,9-10 Porto la pace anche a costo di fallimenti e delusione?
 
S. 30/11 Sant’Andrea ap. Mt.4,18-22 per tutta la terra si diffonde il loro annuncio.
 
D.  1/12 I Avvento A. Mt.24,37-44 Andiamo con gioia incontro al Signore.
 
L.  2/12 Mt.5,11-12 Siamo coscienti che essere discepoli è anche parlare a nome di Dio?
 
M.  3/12 Lc.10,21-24 Nei suoi giorni fioriranno giustizia e pace.
 
M.  4/12 Mt.15,29-37 Abiterò nella casa del Signore per lunghissimi giorni.
 
G.  5/12 Mt.7,21.24-27. Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
 
V.  6/12 Mt.9,27-31. Il Signore è mia luce e mia salvezza.
 
S.  7/12 Mt.9,35-38-10,1. Beati coloro che aspettano il Signore.
 
D.  8/12 Immacolata Concezione. Lectio divina al Sacro cuore Mt.5,1-12 “Fai così”.
 
 
LECTIO DIVINA QUOTIDIANA
 
Dal 9/12 al 22/12
 
 
Piccola esegesi sui capitoli 6-7
 
Il fariseismo, per Matteo, indica una malattia dello spirito e una degenerazione della religiosità, noi diremmo cristiano vero o falso.
I veri discepoli di Gesù non hanno sempre in bocca il suo nome ma tutti si accorgono che hanno un comportamento diverso. Si rivolgono al Padre con immensa fiducia e cercano la giustizia di Dio cioè accettano il prossimo così com’è.
Le folle restano stupite di fronte alle Parole di Gesù. Ma noi siamo ancora capaci di stupirci?
 
 
L. 9/12 Mt. 5,13-26 Solo la “nuova” giustizia ci può fare sale e luce.
 
M. 10/12 Mt. 5,27-32 la nuova alleanza è come un matrimonio.
 
M. 11/12 Mt.6,1-15 carità e preghiera: i due pilastri dell’uomo.
 
G. 12/12 Mt. 6,16-23 cos’è il digiuno? È saper andare contro il consumismo
 
V. 13/12 Mt. 6,24-34 non affannarsi, consumare il tempo che Dio ci dà per il regno
 
S. 14/12 Mt. 7,1-11 temiamo solo il giudizio di Dio
 
D. 15/12 III Avvento A. Mt.3,1-12 vieni Signore di giustizia e di pace
 
L. 16/12 Mt.7,12-14 se vogliamo amare, amiamo per primi
 
M. 17/12 Mt. 7,15-20 anche noi possiamo diventare falsi profeti
 
M. 18/12 Mt. 7,21-29 i fiumi straripano ma la Parola salva
 
G. !9/12 Mt. 8,1-4 “Lo voglio, sii sanato”
 
V. 20/12 Mt.8,5-13 la guarigione deve aumentare la nostra fede
 
S. 21/12 Mt. 8,14-17 lasciamoci guardare da Gesù
 
D. 22/12 IV Avvento A. lectio divina al Sacro Cuore. Mt.8,18-22 come seguire Gesù
 
 
LECTIO DIVINA QUOTIDIANA
 
Dal 23/12/2019 al 12/1/2020
 
 
Piccola esegesi sui capitoli 8-10
 
Mt.8,1-9,34
Sono due capitoli narrativi strettamente connessi al discorso della montagna. Gesù e il Signore in Parole (discorsi), opere (miracoli), per i poveri e per i peccatori.
I miracoli sono il segno del nuovo Regno che viene instaurato in modo universale e verso cui gli uomini camminano liberamente in compagnia di Gesù e vengono da Lui perdonati. Questo scandalizza qualcuno, scandalizza chi si crede giusto e puro, chi non ha carità.
 
Mt.9,35-10,42 Discorso missionario
Gesù andava per città e villaggi, il discepolo non ha una missione diversa dal maestro.
Tutti siamo missionari e lo siamo nella misura in cui diventiamo luce per gli altri ma per diventare luce bisogna avere il coraggio nella persecuzione.
 
 
L. 23/12 Mt. 8,23-27 Gesù, il timoniere nelle tempeste della vita
 
M.24/12 Mt. 8,28-34 la potenza di Gesù può spaventare, alcune volte preferiamo il tran tran della vita.
 
M.25/12 Natale del Signore. Lc. 2,1-14. Oggi è nato per noi il Salvatore
 
G.26/12 Santo Stefano Mt.10,17-22. Alle tue mani Signore affido il mio spirito
 
V.27/12 S. Giovanni Ap. Gv. 20,2-8. Gioite giusti nel Signore
 
S.28/12 S.s. Innocenti martiri. Mt.2,13-18. Chi dona la sua vita risorge nel Signore
 
D.29/12 S. Famiglia Mt.2,13-15.19-23. Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.
 
L.30/12 Mt.9,1-9 quand’è che abbiamo sentito “seguimi”?
 
M.31/12 Mt.9,10-13 molte volte seguimo la “nostra” legge e la riteniamo divina
 
M.1/1/2020 Lc.2,16-21 Maria SS. Madre di Dio. dio abbia pietà di noi e ci benedica.
 
G.2/1 Mt.9,14-17 la salvezza non si compra a caro prezzo, è già stata pagata
 
V.3/1 Mt. 9,18-26 non abbiate paura.
 
S.4/1 Mt. 9,27-38 apriamo le porte a Gesù con la coscienza che, con Lui, entreranno le folle
 
D.5/1 II di Natale Gv.1,1-18 il verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.
 
L.6/1 Epifania del Signore. Mt.2,1-12 ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della  terra.
 
M.7/1 Mt.10,1-10. Guarite, risuscitate, sanate, cacciate.
 
M.8/1 Mt. 10,11-15. La terra è impura, lasciamo andare il mondo.
 
G.9/1 Mt. 10,16-20. La pace è lo Spirito che dà il coraggio di andare contro corrente.
 
V.10/1 Mt.10,21-25. Fuggire da ciò che è morto e perseverare nella luce.
 
S.11/1 Mt. 10,26-33. La “verità” di Gesù non si può nascondere. La paura non deve sconfiggerci.
 
D.12/1 Battesimo del Signore. Lectio Divina al Sacro cuore Mt.10,34-42 la chiesa è lotta di accoglienza.
 
 
LECTIO DIVINA QUOTIDIANA
 
Dal 13/1/2020 al 26/1/2020
 
 
Piccola esegesi capitolo 11
 
Siamo nella seconda sezione narrativa. Per Matteo, dopo i discorsi sul regno, il messaggio deve passare attraverso un evento una storia.
Attraverso brevi dialoghi, miracoli e controversie, il filo conduttore è il giudizio. Ognuno dà un suo giudizio su Gesù, ma anche Gesù giudica svelando le ragioni profonde del dissenso e la gravità del giudicare e svela che, il Dio della Terra e del Cielo, preferisce gli umili ed i semplici.

 
L.13/1 Mt.10,34-36. La Parola costringe a prendere posizione e, il discepolo, è spesso considerato un disturbatore dell’ordine del mondo
 
M.14/1 Mt.10,37-39 ci sono molte forme di coraggio ma la più importante è mettere Gesù al primo posto.
 
M.15/1 Mt.10,40-42 saper andare fuori e accogliere dentro.
 
G.16/1 Mt.11,1 il messaggio del Regno si fa storia
 
V.17/1 Mt.11,2-3 una Storia che esce dal carcere
 
S.18/1 Mt.11,4-6 cosa ci fa fratelli? Gesù che unisce vecchio e nuovo
 
D.19/1 II T.O.A Gv.1,29,34. Ecco Signore io vengo per fare la tua volontà.
 
L.20/1 Mt.11,7-8 cosa ricerchiamo nella vita? Cosa guardiamo negli altri?
 
M.21/1 Mt.11,9-10 non solo a Giovanni è stato chiesto di portare testimonianza a Gesù ma a ognuno di noi.
 
M.2271 Mt.11,11 L’appartenenza al regno supera ogni altra grandezza.
 
G.23/1 Mt.11,12 siamo costruttori o demolitori del Regno?
 
V.24/1 Mt.11,13-15 noi accettiamo le scritture?
 
S.25/1 Conversione di S. Paolo ap.Mc.16,15-18. Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo.
 
D.26/1 V T.O.A. Lectio Divina. Mt.11,16-24 non siamo capaci di vedere l’opera di Dio
 Download calendario Lectio Divina                                                                        Download articolo
           Clicca qui                                                                                                       Clicca qui




LECTIO DIVINA DEL 27 OTTOBRE 2019

 
Matteo 2, 1-12
 
Nasce Gesù, e la Chiesa – I Magoi maestri del discernere
 
 
A.  Il contesto
 
B.   Il Vangelo        ‘Ero cras’: verrò presto, domani ci sarò: le antifone ‘O’
 
C.   La pericope    ‘O Emanuel, Rex gentium, Oriens, Clavis David, Radix Iesse,
 
D.  L’attualità         Adonai, Sapientia’
 
 
  Accendiamo la lampada, segno dell’attesa del Signore. La sua luce illumini il nostro cammino e ci indichi la via che conduce a Cristo.
 
 
  ‘Pertanto il Signore stesso vi darà un segno.
 
   Ecco: la vergine concepirà, e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele’ (Isaia 7,14)
 
 
A.  Il contesto
 
 
+ il passaggio dalla comunità primitiva al nuovo popolo di Dio
 
 
+ la novità di Cristo risorto presente in una storia che ri-comincia
 
 
B.   Il Vangelo
 
 
+ Vangelo della Chiesa e del martirio, Vangelo dell’annunciatore-costruttore
 
 
+ Vangelo del primato, del passaggio dalla exousia di Cristo a quella della Chiesa
 
 
C.   La pericope
 
 
+ nato Gesù: c’è già, ma va scoperto – l’avete fatto a me – quando mai ti abbiamo visto
 
 
+ IV scenari: - la stella – le Scritture – l’adorazione – l’altra via
 
 
D.  L’attualità
 
 
+ il Vangelo del fare, delll’osservanza pratica (il concreto del reale storico)
 
 
+ ‘insegnate ad osservare’ (Mt 28,20), imparare a guardare (le stelle, le Scritture)
 
 
 
  ‘Ciò che ci unisce è la volontà di portare la sua Novità nel mondo, di guardare gli uomini e le cose con gli occhi del Vangelo, e di rendere visibile il nostro essere Una cosa sola, parte gli uni degli altri, un unico Corpo che comunica con il suo agire.
 
  Tra i frammenti dell’esistere che si susseguono, l’eu-anghellion rende evidente l’orizzonte di senso che solo una fede può dare, è il luogo di un racconto diverso del mondo.
 
  Siamo nel mezzo di un cammino che ci ha spinto ad uscire dalle nostre vecchie case per costruirne una nuova, e non farci cogliere impauriti dalla tempesta del cambiamento. Sappiamo che questo cammino ha senso solo se fatto insieme qui, fra di noi.
 
  Ciò che ci rende forti è il nostro essere una rete. Ciò che ci indebolisce è il nostro non esserlo abbastanza. Ciò che ci rende forti è la verità. Ciò che ci rende deboli è il pensiero di poter fare tutto da soli. Ciò che ci rende forti è la consapevolezza del limite’

Download calendario Lectio Divina                                                                            Download articolo
             Clicca qui                                                                                                   Clicca qui


LECTIO DIVINA 2019-2020
 
 
 
LE TENTAZIONI
 
Mt.4,1-11
 
 
Una parentesi sul termine tentazioni o tentare.
Nell’A.T. la tentazione era un preciso procedimento secondo il quale, uno dei contraenti di un patto o alleanza, veniva esaminato per comprovare la sua fedeltà. Noto è il libro di Giobbe dove satana prova più volte la fedeltà a Dio di Giobbe stesso.
 
Le tentazioni o seduzioni o prove, sono un brano che si trova in tutti e tre i Vangeli sinottici ma, mentre in Marco è appena accennato, Matteo e Luca cercano di darci una descrizione degli eventi vissuti interiormente da Gesù, durante la sua intera esistenza, coinvolgendolo nell’intera sua persona, corpo e spirito.
 
Questo brano è letto durante la liturgia quaresimale e, nel Vangelo di Matteo, è incastonato tra le origini di Gesù con i Magi che aprono le vie per andare al Cristo ed il battesimo di Gesù il cui padrino è Dio stesso, e la chiamata dei primi quattro discepoli con le beatitudini, quasi a dirci che la strada per Dio è irta di difficoltà ma ci porta al Regno di fraternità e di gioia.
 
Prima di fare l’esegesi sui versetti chiediamoci cosa è il male, cosa si intende per tentazioni di Gesù, e qual è il male del nostro tempo.
 
Non dobbiamo dividere il mondo in buoni e cattivi, il male è qualcosa in cui tutti siamo sommersi; con una visione della fisica direi che è la materia oscura di cui è circondato l’universo e che non riflette luce; siamo deboli, cadiamo negli errori e questi si sommano anche se non lo vogliamo.
C’è un male del singolo. Tante piccole trasgressioni, più o meno gravi, che lacerano in tanti modi diversi le famiglie o le nostre relazioni personali. Sono azioni antievangeliche che tolgono autenticità alle persone togliendo la gioia del Regno.
C’è un male collettivo. Tante singole deviazioni di diverse persone che si uniscono generando situazioni corrotte come gli odi raziali, interessi loschi, mafia, tangenti, traffico droga, potere, politica sporca e guerra. Sono fiumi di fango che travolgono o violenza istituzionalizzata e, spesso, per vivere si passa all’omertà, altro grave male nella storia umana.
La creazione è sfruttata, mentre Dio ce l’aveva affidata perché noi la proteggessimo; anche i bambini, le donne e gli uomini subiscono violenze e sfruttamenti anche qui da noi oggi, a partire dagli ultimi, dai piccoli, e la nostra coscienza accetta tutto pur di non essere turbata. È il male dell’indifferenza. Ci scandalizziamo, sì, facciamo qualcosa, no.
C’è, quindi, un male culturale che trova giustificazioni al male del mondo e addirittura lo legittima. Le ideologie che sono giustificazioni teoriche del male e che partono, spesso, da intuizioni giuste, sono attrattive sulla gente perché passano per dottrine moderne, mettono a tacere la morale.
Il male aggredisce le realtà buone per corromperle e rovesciarle.
 
La tentazione è quindi sottile, attuale e ci lascia nella nostra finta quiete, con le nostre idee di perbenismo tanto lontane dalle idee evangeliche, (es. i migranti).
Ma cosa pensa Dio del male?
“La risposta costituisce spesso la pietra di inciampo della fede: Dio conosce il male, ne valuta fino in fondo il marcio, lo detesta e, proprio per questo, lo ha già avvolto nella sua misericordia redentrice e rinnovatrice che annuncia, il Figlio fatto uomo, a tutti coloro che vogliono uscire dalla “generazione malvagia e perversa”…Dio preferisce non rimuovere il male con un gesto di potenza, bensì entrare in esso con la carne del suo figlio, proclamando il perdono e la redenzione e subendo su di sé le conseguenze del male per redimerlo nella sua carne crocifissa”. “Vincere il male con la forza, con la vendetta e con la rivendicazione, sono anche queste ideologie molto lontane da Gesù che vince il male con il bene offrendo sé stesso fino al dono della vita”. “È la misteriosa legge della Croce, il principio secondo cui il male non viene eliminato, ma trasformato in bene sull’esempio e per la forza della morte di Cristo”. (card. Martini)
 
Brano evangelico
 
Satana, la personificazione del male, nella Bibbia viene ricordato con almeno 20 nomi diversi tra questi c’è beliar, colui che non vale niente, o il re delle mosche, o l’accusatore (Giobbe)…
Lui non si presenta a Gesù, e neanche a noi, come un nemico ma come un alleato che vuole aiutarlo nel suo programma e cioè, per Gesù, farsi riconoscere come figlio di Dio. Alla fine, Gesù, dirà “vattene satana” e lo dice a tutti coloro che lo riconoscono Figlio ma non si fanno fratelli, infatti l’uomo ha la vita ma, non accettandola come dono, la pretende, come possesso, e così facendo la toglie ai fratelli lasciando che il suo orgoglio ed il suo potere abbiano la prevalenza sulla relazione.
 
Le tre tentazioni sono tutte un “rubare” ciò che invece ci è donato; sono l’antidio.
 
Guardiamo Gen.3,6: il frutto proibito era buono, gradito e desiderabile.
Il possesso delle cose è buono per darci sostentamento, il pane
Il possesso delle persone  è gradito per darci sicurezza e supremazia, il miracolo nel tempio.
Il possesso di Dio è desiderabile per l’autosufficienza, chi adora altro o altri non adora Dio.
 
La via di Dio è quella di farsi fratelli, amare e condividere, la via del diavolo è quella della supremazia, dell’egoismo e della divisione e, non ci illudiamo, queste due vie attraversano ogni cuore.
Le tentazioni non sono peccato ma si presentano sempre come proposte per il meglio solo che, i mezzi che usano, schiacciano.
 
Gesù rifiuta ogni ideologia:
il messianismo economico che trasforma le pietre in pane
il messianismo miracolistico che vuole disporre di Dio
il messianismo politico che vuole dominare tutto e tutti e si fa dio.
 
Le cose, le persone, e Dio sono i tre bisogni dell’uomo ma ci sono due modi per soddisfarli: rubando o ricevendo in dono da Dio, possedendo o condividendo con i fratelli.
 
“Vattene” è la Parola che Gesù dice a satana; “Va’ dietro a me” è la Parola che Gesù dice a Pietro, a noi, alla Chiesa perché sa che non abbiamo ancora capito nulla e capiremo solo se staremo alla sua sequela.
 
La lotta di Gesù non è durata 40 giorni ma per tutta la sua esistenza, ce lo ricorda Matteo quando nomina i farisei, i sadducei ed i dottori della legge che gli si oppongono proprio attraverso queste tentazioni l’ultima delle quali sarà la proposta di scendere dalla croce “se è figlio di Dio”. In questo brano gli evangelisti ci danno un anticipo del grande rifiuto che ogni uomo rivolge a Gesù durante tutta la sua vita.
 
1° tentazione vers. 1-4
 
Dal libro del Sir.2,1 “Figlio se ti presenti a servire il Signore, preparati alla tentazione”.
Gesù è portato dallo Spirito nel deserto come Adamo dopo la cacciata dall’Eden e come il popolo in cerca della terra promessa.
Gesù si fa trovare nei deserti della nostra vita, nella solitudine, nei sogni infranti, nella fame e sete di giustizia; l’inferno è in noi e, dove ci sono i cocci della nostra vita, Lui cammina con noi per ridarci vita.
Le tentazioni sono qualcosa che ci passa dentro quando perdiamo un po’ l’equilibrio, la vista, ma sono anche educazione, purificazione, lotta che produce speranza oltre ogni speranza; il tentatore, invece, è il grande accusatore, ci divide da Dio e ci fa di-sperare.
Dobbiamo metterci, allora, in condizione di digiuno e di preghiera, in ascolto di una Parola che ci mette in comunione con Dio. Digiunare non vuol dire avere un controllo sul cibo ma avere fame di vita, di Colui che solo sa sfamarci.
I 40 giorni rappresentano la vita intera infatti per tutta la vita dobbiamo sfamarci di Dio perché i nostri “bisogni” non finiranno mai: pane, cose, identità, riconoscimento sociale…
Si dice “dai nemici mi guardi Iddio che dai nemici ci penso io”, il male peggiore è fatto per i fini migliori.
Se sei il figlio di Dio”. L’uomo affamato da troppe cose è tentato di non riconoscere gli altri, di non pensare alla condivisione, alla solidarietà e alla comunione. La tentazione avviene cercando il bene. Ma quale? Quello per me o per il prossimo?
Il se del versetto non è dubitativo è un “giacché sei il figlio di Dio fai diventare queste pietre pane…”, noi diciamo: “se esiste un Dio perché non toglie la fame dal mondo?”
E’ il messianismo economico che pone l’organizzazione della vita personale e sociale come principio di salvezza. Mi salvo solo se ho la pancia piena. È la tentazione di porre una alternativa tra pane e Parola, materia e Spirito, uomo e Dio.
Gesù risponde con uno “sta scritto”. Se ascolto la Parola del Padre, vivo da figlio e da fratello e questo mi assicura già qui ed ora tutto ciò di cui ho bisogno, ivi compresa la vita eterna. Sappiamo fidarci della via che Dio ci mette davanti ogni giorno e che nulla ci mancherà, anzi ci darà 100 volte tanto e saremo saziati?.
 
2° tentazione vers.5-7
 
Il diavolo usa ancora le scritture per tentare Gesù. Nel IV libro di Ezra – apocrifo – si predice che il Messia apparirà improvvisamente nel punto più alto del tempio. Questa era l’aspettativa del popolo.
La tentazione è: “fai quello che tutti si aspettano, fai anche un grande prodigio, e il popolo ti crederà”; è la risposta alla domanda che il popolo fa in Dt.6,16: “ma Jhwh è in mezzo a noi si o no ?”. Per noi la tentazione si potrebbe tradurre così: giacché sono intelligente, colto, sapiente, capace ma soprattutto buono e non faccio niente di male e il mio progetto è giusto, posso buttarmi in una qualsiasi impresa, Dio mi darà una mano”.
E’ la tentazione di chi vuole possedere Dio o di chi è così insicuro da andare sempre in cerca di prodigi e apparizioni. È la ricerca dei doni e non del Donatore o si chiede a Dio di fare la nostra volontà.
Gesù risponde ancora con un “è scritto non tentare dio”.
Con la prima tentazione Gesù si è affidato al Padre, nella seconda il diavolo lo sfida a fidarsi ancor più del Padre citando il salmo 91,11 “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi”, è come se dicesse: “se non ti butti non ti fidi poi così tanto!”. È la tentazione di dire a Dio: “Fammi questo che ti chiedo! Se non me lo fai è perché non mi ascolti!”.
Ma la fede è altra cosa, è amare ed ascoltare. I doni che riceviamo sono segni di un amore gratuito, che previene le nostre richieste e, sfidare, è diffidenza cioè avere una fame insaziabile di conferme, significa non credere. Quanto è comune questa fame nella nostra vita?
 
3°tentazione vers.8-11
 L’ultima tentazione porta Gesù su un monte altissimo. Nell’antichità il monte era la residenza degli dei. Il tentatore dice a Gesù: “fai valere la tua condizione divina” come se ne vantano i faraoni, gli imperatori e i re.
Gesù si scontra con l’idolo del potere che è dentro ognuno di noi, la tentazione di volere a tutti i costi ciò che crediamo di meritarci e, possibilmente, avere ancora di più. Noi diciamo “lei non sa chi sono io!”.
Gesù risponde ancora attraverso la Scrittura prendendo delle frasi dal Deuteronomio e dall’Esodo ma soprattutto ci ricorda che tutti i nostri sogni di potenza non sono altro che il grande idolo d’oro con i piedi di argilla che, quando meno ce lo aspettiamo, cade in mille pezzi.
Vattene satana” Matteo usa un appellativo del diavolo tipicamente ebraico per indicare che tutto il popolo è nel male.
Gesù vuole restare umano, molto più umano di noi che amiamo i primi seggi nelle sinagoghe, e questo per rimanere fedele al Padre. Non è un messia secondo il pensiero umano, ma è un Messia che ha scelto di farsi povero, debole, umiliato, rigettato, servo e non padrone (2 Cor.8,9, Fil.2,6-7).
La Croce, come un seme piantato nel nostro deserto, è l’unica arma di Gesù e il nostro unico scudo di salvezza.
Gesù ci lascia una via, al sorgere delle tentazioni non si entra in dialogo col male, non si indugia nell’ascolto del nostro io, non si confida nella nostra forza e non si deve temere, ma ci si lascia condurre dallo Spirito nel deserto armati solo della Parola di Dio, senza temere, perché gli angeli, già al servizio di Dio, ora sono anche al servizio dell’uomo come segni e messaggeri d’amore.
Qual è il potere che bramiamo nella nostra vita, quale seggio non vogliamo lasciare nella nostra sinagoga?




   Download calendario Lectio Divina                                                                         Download articolo
            Clicca qui                                                                                                        Clicca qui




LECTIO DIVINA DEL 24 NOVEMBRE 2019

 
Matteo 4, 18-25
 
Gesù parte dalla Galilea – Territorio impuro
 
perché commistione di genti.
 
Da qui iniziano la guarigione e la comunione.
 
 
X. Questioni previe
 
 
- qual è la mia Galilea, lo spazio confuso dentro il quale si sta facendo strada una salvezza?
 
- la commistione non rischia di lasciarci dove eravamo, se non facciamo un passo oltre?
 
 
a.    Cafarnao (vv 12-16)
 
 
- la città, il mare, le reti, la curva delle genti
 
- Giovanni consegnato, la con-catenazione
 
 
b.   Cominciò (v 17)
 
 
- un nuovo inizio, arkomai
 
- seguire, una relazione di discepolato
 
 
c.    Camminando (vv 18-20)
 
 
- stiamo crescendo verso la nascita, non verso la perdita
 
- come il bambino nel grembo, c’è già ma è nascosto
 
 
d.   Andava in giro (vv 23-25)
 
 
- questa estensione comporta una crescita
 
- è la qualità della decisione di sé, che consente di riconoscere l’altro
 
 
Y. Questioni orizzontiche
 
 
- servono relazioni generative, capaci di promuovere vita
 
- la pedagogia del pellicano, la strategia della lepre
 
 
a.    Il fatto
 
 
- vide-chiamò, la dinamica della proposta
 
- lasciarono – seguirono, la dinamica della risposta
 
 
b.   Il senso
 
 
- chiama a coppie, chiama alla fraternità
 
- pescatori di uomini, di fratelli non di cose
 
 
c.    La missio
 
 
- subito, perché c’è un istante, ovvero il rischio dell’indecisione
 
- seguirono lui, perché si segue e si diventa chi si ama
 
 
d.   L’orbe
 
 
- le folle lo seguivano, l’inarrivabilità è un alibi
 
- dov’è la conversione, se non c’è un cammino? Dov’è la comunione, se non c’è un incontro?
 
Download calendario Lectio Divina                                                                        Download articolo
           Clicca qui                                                                                                    Clicca qui




LECTIO DIVINA DEL 08 DICEMBRE 2019

Matteo 5, 1-12
 
Il Decalogo della Chiesa – non più ‘non fare’ ma ‘fa questo’ (e vivrai, Lc 10)
 
I.            Oggetto
 
+ duplice canale: parola-azione
+ sul monte, come l’Alleanza del Sinai (nuovo Mosè)
+ ora Dio dona la Legge nuova, o il Cuore della legge: lo Spirito di carità
+ è una catechesi battesimale, la regola di vita di colui che è di Cristo
+ il tempo presente: la I e ultima beatitudine sono al presente, il Regno è già in opera
+ il tempo futuro: le altre all’orizzonte, perché la felicità è una promessa
+ il numero: otto beatitudini, la IX è consequenziale all’VIII (da III a II persona, voi)
+ lo schema: la I e l’VIII ‘di essi è’, le altre a modo chiastico VI antitesi (eventi-animo)
 
II.          Soggetto
 
+ è il ‘progetto’ di Dio, un ordine di valori diverso
+ dove ha valore ogni ‘iota’ anche minimo, anzi viene portato a compimento
+ così che il deficit è indicato come orizzonte, perché sarà occasione di ri-scatto (pasqua)
+ ‘beatì’: essere nel cuore di qualcuno è un posto magnifico, non altro dà gioia
 
+ questa è la magna charta del Regno, il Regno è lo stato nuovo delle relazioni
+ la offre ai discepoli che si avvicinavano, sono coloro che vogliono imparare
+ e lui ‘insegnava’, un imperfetto che esprime un’azione non finita, anche ora insegna
+ usa l’indicativo che diviene imperativo, una morale indiretta mai direttiva

+ sono i nuovi poteri che capovolgono il mondo, sei beato stando male se non finisce là
+ sei beato in ragione di una ‘giustizia’ che viene da un Altro, ed equipara il tuo ‘manque’
+ ti fa felice ciò che non hai, e la differenza cristiana sta nell’esserlo ‘a prescindere’ (senza)
+ una proposta totalizzante, nel senso che non capisci se non metti all’opera (pratica)
 
III.       Beatitudini
 
+ altre: beati quelli che ascoltano, beati gli invitati
+ immacolata: kaire’, rallegrati maria (trovato grazia)
+ beati ‘perché’: c’è una ragione alla gioia (il signore è con te)
+ la storia rimane faticosa, ma ha una meta di novità

a. povertà
- anawim, colui che non basta a se stesso, il vuoto che però può ricevere ancora
b. tristezza
- chi attende consolazione malgrado tutto, sapendo che il male non è più definitivo
c. mitezza
- la terra sarà loro, perché non credendo nella forza del potere, sono già del Regno
d. giustizia
- sicuri che Dio verrà, che c’è una giustizia che recupera
e. misericordiosi
- troveranno quello che già investono per primi
f. puri di cuore
- il cuore è la sede della coincidenza tra intenzioni ed azioni
g. pacifici
- la pace non è mai pacifica, ma serve alla comunione
h. perseguitati
- tutto si gioca ormai sulla ricompensa
 
IV.         Lettera aperta
 
- la tentazione di essere laici e non credenti
- la scorciatoia di pensare che si potrebbe essere felici senza bisogno di Dio
- i ruoli sempre più chiari che giochiamo, le figure che temiamo noi per-bene
- cosa ci muove davvero? Avevamo capito male?
 
Download calendario Lectio Divina                                                                       Download articolo
          Clicca qui                                                                                                   Clicca qui

                                                                                                     Torna indietro alla pagina Lectio Divina    

FRATERNITÀ
 
 

Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla tutte le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi di fronte a Dio. ed è per Lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale, per opera di Dio, è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto:
 
Chi si vanta si vanti nel Signore
 
(1Cor.1,26-31)
 

 
 
SACERDOTI E LAICI CHE CAMMINANO INSIEME
 
 
 
 
Cosa possono avere in comune dei monaci che vivono chiusi in un monastero, dei sacerdoti che vivono nelle chiese e dei laici che vivono immersi nel mondo?
Cosa c’è in questa nostra proposta di cammino che vi ha attirato e vi attira, sì che continuiate a camminare qui mentre molti altri sono passati e poi hanno continuato a cercare il Signore Gesù per altre strade?
 
“La spiritualità dei monaci o dei preti non è diversa dalla spiritualità dei laici, è solo un modo diverso di viverla…il cristiano nel mondo può trarne profitto ispirandosi ad essa” (P. Miquel).
 
Spiritualità è:
 
-         Unificazione. Il consacrato è colui che cerca di mettere Dio prima di tutto e sopra tutto, come perno attorno a cui tenere unito ogni altro affetto, ogni altro aspetto della vita.
 
-         Preghiera/ ricerca di Dio. La vita consacrata è una vita cristiana che più che sul FARE vuole concentrarsi sull’ESSERE. Si preoccupa di fare esperienza di Dio, prima e più che partire ad annunciare: “Ciò che abbiamo veduto e udito…lo annunciamo anche a voi” (1 Giov.1,1).
 
-          Silenzio. È il silenzio che custodisce la preghiera e la ricerca di Dio. E’ il silenzio che custodisce la cella del cuore di ognuno dai tumulti e dalle “sirene” del mondo.
 
-         Parola di Dio. E’la voce che riempie il silenzio, l’anima della nostra preghiera, il respiro della nostra giornata, il luogo in cui incontrare il Cristo. La Parola è l’unico vero dono che i consacrati possono offrire a chiunque li avvicina.
 
-         Nascondimento/ marginalità. La preghiera non fa rumore, non va in televisione, non appare. La vita del consacrato è insignificante per la logica del mondo. È una vita “inutile”. Il consacrato sceglie di vivere ai margini del mondo, “addossato al deserto”, vicino al mondo tanto da sentirne i lamenti e le richieste di aiuto, ma lontano tanto da sentire la solitudine e l’aridità del deserto.
 
-         Comunione. Solitudine e nascondimento non significano “isolamento”; il consacrato è “separato da tutti e a tutti unito”.
 
-         Povertà. Per fedeltà a Gesù Cristo, prima di tutto, perché è Lui la nostra unica vera ricchezza. “I consacrati siano poveri a tutti i livelli…amino con passione la provvisorietà, credendo perdutamente nella provvidenza” (P. Arturo).
 
Questi sono alcuni valori cristiani particolarmente importanti per i monaci, i sacerdoti o i consacrati in genere, ma valgono per ogni credente che vuole essere “monaco dentro”. Sono questi i valori da condividere con chi vuole fare un cammino con Cristo.
 

PICCOLE FRATERNITÀ DELLA PAROLA
 

Le fraternità della Parola sono formate da laici, singoli o in coppia, che attraverso il contatto quotidiano con Cristo, ascoltato nella Parola, vogliono nutrire una profonda comunione con Dio e si impegnano a costruire rapporti di autentica fraternità tra loro e con tutta la Chiesa e, in uno stile sobrio di vita, essere aperti a comunicare ad altri i doni ricevuti della Parola e della Comunione. Noi siamo piccole fraternità della Parola
 
-         Piccole. Ci sentiamo piccoli davanti a Dio che si è degnato di chiamarci e di farci dono di Sé; piccoli davanti al mondo, perché esiguo il numero di persone che tentano un cammino di santità che è controcorrente nella nostra società secolarizzata.
 
-         Fraternità. Pur vivendo ciascuno nel proprio ambiente familiare, sociale e parrocchiale, ci impegniamo a tessere rapporti di fraternità umana e di fede così forti da costituire una nuova famiglia spirituale, la “famiglia di Gesù” (Mc.3,31-35).
 
-         Della Parola. La Parola di Dio che ci “ha rigenerati” (1 Pt. 1,23), donando vigore alla nostra vita di fede e chiamandoci alla comunità, ogni giorno “dilata il nostro cuore per farci correre sulla via dei comandamenti di Dio” (Sal.119,32).
 
Dobbiamo guardare alle prime comunità cristiane, come ci sono presentate dagli Atti degli Apostoli e dalle Lettere di San Paolo, come modello di vita cui tendere, attingendo nutrimento e stimolo per la nostra vita spirituale e per il cammino comunitario, così da poter interpretare e vivere tribolazioni e conflittualità.
 
 
VALORI FONDANTI DELLE PICCOLE FRATERNITA’

 
Parola di Dio, comunione, missione sono le 3 parole cardine che devono orientare il cammino di fede che stiamo portando avanti da 20 anni.
 
-         Parola di Dio. Tutto inizia dal desiderio di incontrare Cristo ogni giorno per lasciarsi afferrare da Lui: “corro per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo” (Fil 3,12).
- Parola di Dio Pregata nella Lectio Divina: non solo letta, studiata, ma masticata e pregata per scoprire il volto di Cristo che ci interpella a lasciarsi cambiare la vita.
 
- Parola di Dio celebrata nella Liturgia delle ore: questa Parola diventa il nostro modo di parlare con Dio, supplicarlo, ringraziarlo insieme a tutti i fratelli nella fede sparsi sulla Terra.
 
-         Comunione. La Parola, oltre a svelare il volto di Cristo, ha incominciato a svelarci il volto della Chiesa: non una Chiesa teorica, ma concreta.
 
Così la Parola ci apre alla comunione:
 
- con la Chiesa: perché più ti attacchi a Cristo e più ti accorgi che il rapporto con Lui non è mai esclusivo ma inclusivo; mai un amore che ti chiude ma sempre ti apre e ti fa respirare con tutta la Chiesa.
- tra di noi: perché il Signore ti mette accanto dei fratelli e sorelle ben precisi, non solo per trovare un appoggio umano, ma per costruire una comunità che accolga il grande dono della Comunione e lo incarni in gesti concreti. La fraternità, più che una scelta, è una chiamata: “non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv.15,16) e questo si vede nell’Eucaristia che rigenera la comunità. La comunione è fatta di condivisione:  in Cristo io sento l’altro come parte di me e posso condividere con lui tutto, perché niente è mio: aprire il cuore nel bene e nelle difficoltà ed anche i beni materiali: “avevano un cuor solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà ciò che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune” (At.4,32)
 
-         Povertà. Vivere solo di ciò che è essenziale ci permette di condividere perché tutti abbiano il necessario: “Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno” (2Cor.8,15) e così si diventa anche imitatori di Cristo che “da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2Cor.8,9). Poveri come Cristo fu povero e perché Cristo fu povero.
In questa nostra società del benessere l’essenzialità è segno e testimonianza credibile della sequela di Cristo.
 
-         Missione. È una esigenza dell’amore quella di dilatarsi aprendosi agli altri. Come non è amore quello di una coppia che non si apre alla vita, così non è amore quello di un credente o di una comunità che non si apra agli altri per condividere  i doni ricevuti da Dio.
Quale forma di missione?
 
La prima e fondamentale forma di missione è la testimonianza della comunione che viviamo tra noi come sbiadito specchio ma pur sempre presenza della Trinità su questa terra. A livello personale, poi, la missione non è uguale per tutti: a ciascuno è stato fatto un dono, un carisma da mettere a frutto nella propria Parrocchia. Ma, se una preferenza va data alla nostra missione, è quella di portare sempre più persone alla Parola di Dio, testimoniandola ed annunciandola in qualunque situazione o attività ci si trovi, con un passaparola che diventa quella “predicazione informale” a cui ci invita Papa Francesco. (EG127).
 
-         Apertura delle piccole fraternità. Dobbiamo “allargare lo spazio della nostra tenda” (Is.54,2) per annunciare la gioia e la bellezza del Vangelo che salva. Ciò che il Signore ha costruito tra noi, con i doni della Parola e della comunione, ci permette di dire agli altri: “vedi e vieni!” (Gv.1,46). Come Pietro e Giovanni nel tempio anche noi “non abbiamo né oro né argento, ma quello che abbiamo lo doniamo”.
Abbiamo la Parola, abbiamo la Comunione, siamo chiamati a testimoniarlo con umile gioia aprendoci ad altri che condividono la stessa passione.
 
-         Un equilibrio da trovare. La comunione e la missione sono da costruire con equilibrio, attenti a non cadere in una chiusura intimistica che farebbe morire la fraternità per asfissia o in una apertura dispersiva che fa perdere l’identità e fa morire la fraternità per dissanguamento.
 
 
COME SI ENTRA IN UN CAMMINO DI PICCOLA FRATERNITA’

 
Ogni cammino di santità o e totalizzante o non è tale.
 
-         In questo cammino si entra in “punta dei piedi”, l’atteggiamento di chi ha tutto da ascoltare e da imparare. Si entra in un clima di preghiera e di silenzio, no alle discussioni, si allo scambio spirituale che mira alla conversione personale.
 
-         Questo cammino prevede degli incontri quindicinali di Lectio Divina per familiarizzarsi con la Sacra Scrittura ed impegnarsi, a livello personale, ad accostarla ogni giorno.
 
-         Per provare a fare fraternità bisogna impegnarsi, al di là dell’incontro, ad aiutarsi concretamente, farsi visita, pregare gli uni per gli altri, perdonarsi, “portare i pesi gli uni degli altri” (Gal.6,2).
 
-         Avere atteggiamenti di serietà e rispetto verso tutti i fratelli e preparando ogni incontro con impegno e preghiera, arrivando puntuali e giustificando le assenze, poiché la propria assenza impoverisce la fraternità.
 
-         Dopo un anno, chi intende continuare, verificherà con il parroco il proprio cammino valutandone la sincerità e le difficoltà cercando, il più possibile, di lasciare altre appartenenze a movimenti, associazioni o impegni pastorali tali da precludere la possibilità di assumersi gli impegni di questo cammino. Questo è il Discernimento.

 
Non siamo un gruppo di amici con i quali si sta bene ma fratelli in cammino che tentano di diventare “un cuor solo e un’anima sola” (At.4,32); tutti uguali come discepoli ai piedi dell’unica Parola quindi non contano cultura, estrazione sociale, età, intelligenza…
 
Noi siamo una piccola comunità in ascolto del Signore che solo può donarci la grazia per vivere tra di noi e con Lui.
Download calendario Lectio Divina                                                                      Download articolo
         Clicca qui                                                                                                  Clicca qui

                                                                                                    Torna indietro alla pagina Lectio Divina


MATTEO 11,7-24

7) Mentre quelli ( discepoli di Giovanni il Battista) se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni (Battista) alle folle: che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8) Allora, che cosa siete andati a vedere? Nel deserto? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9) Ebbene cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi più che un profeta. 10) Egli è colui del quale sta scritto: ecco dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via. 11) In verità io vi dico, fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. 12) Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. 13) Tutti i profeti e la legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. 14) e se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. 15) Chi ha orecchi, ascolti! 16) A chi posso paragonare questa generazione? È simile ai bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: 17) “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!” 18) E’ venuto Giovanni che non mangia e non beve, e dicono: “è indemoniato”. 19) E’ venuto il figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie”. 20) Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: 21) “Guai a te, Corazin! Guai a te Betsaida! Perché, se a Tiro e Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. 22) Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. 23) E tu, Cafarnao, sarai innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché sa a Sodoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! 24) Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodoma sarà trattata meno duramente di te!”.
 
 
Esegesi “il dramma dell’amore non amato”.
 
Anche il brano di questa domenica ci pone Gesù in cammino verso Cafarnao e la Galilea lungo il lago di Tiberiade per le città dei discepoli.
 
Giovanni ha avuto coraggio e umiltà di accettare il rischio di seguire il progetto di Dio ed ora, poiché è un profeta che Dio ha messo sulle strade dell’uomo per indicare Gesù che viene, dal carcere, si domanda se Gesù è veramente il messia tanto atteso dal popolo ebraico, ma le stesse opere di Gesù, che ripercorrono le promesse dell’A.T., glie lo confermano.
 
Vers,7-10. La vita del Precursore è intrecciata con quella del Salvatore come la “Voce di uno che grida nel deserto” e la “Parola” che arriva come risposta. Giovanni come un rabdomante della verità si pone in questione e si mette in ascolto.
Giovanni, in prigione, ha concluso la sua missione, Gesù, al contrario, la sta iniziando.
Dal dubbio di Giovanni “Sei tu colui che deve venire?” alla certezza di Gesù su Giovanni “chi siete andati a vedere?” ed al suo elogio.
Interroghiamoci anche noi, chi andiamo ad ascoltare? Cosa crediamo di Dio? Noi chi siamo? Canne sbattute dal vento? Uomini che se ne stanno al calduccio nelle proprie case?
Noi forse sì. Siamo dubbiosi, noi frusciamo o facciamo rumore per un nulla o ancora cambiamo direzione col vento o, ancora, ci nascondiamo; non è così per Giovanni che, come una sentinella, si mette in ascolto davanti ad un volto.
Per la terza volta Gesù pone la domanda: “Cosa siete andati a vedere?” non una canna, non un uomo qualunque ma un profeta, cioè un uomo che non ha paura di denunciare il peccato ma sa anche annunciare il perdono divino.
Siamo ad una svolta decisiva, è il momento di prendere posizione davanti alla proposta di Gesù ma, di fatto, è l’ora del dramma, è l’inizio della passione.
 
Gesù, per dare più valore alle sue parole, intreccia due frasi prese dalla Thorà (legge) e dai profeti, rivolgendole a Giovanni: “Ecco io mando il mio angelo e preparerà la via davanti a me” ( Malachia); “Ecco, io mando un angelo davanti al tuo volto per custodirti la via” (Esodo 23,20).
Giovanni è paragonato all’angelo che fece uscire il popolo dall’Egitto e poi lo condusse fuori anche da Babilonia. I primi due esodi sono immagini del terzo quello che, dalla Giudea, porta verso il Giordano per la purificazione dal peccato prima della venuta di Gesù.
 
Vocaboli essenziali sono “preparazione” e “custodia” della via; non ci può essere una senza l’altra. Noi ci prepariamo per essere poi custoditi?
 
Vers.11. Giovanni è il più grande tra tutti i mortali, è più grande di Abramo, di Mosè… in lui tutta la storia confluisce ed arriva al compimento ma anche “il più piccolo del regno dei cieli” è più grande di lui.
questo, come anche il versetto 12, è difficile e ha molte diverse interpretazioni.
 
Dobbiamo sempre tener presente che Gesù sta parlando alle folle. Giovanni è come una montagna ma rimane sempre e comunque un uomo mentre chi è nel Regno è già a casa; Giovanni sulla terra sta battezzando con acqua, chi è nel Regno è già stato battezzato dallo Spirito, già partecipa della natura di Dio.
Perfino Gesù, lasciandosi battezzare da Giovanni, “non è più grande del maestro” ma, come Dio, appartiene al Regno ed è il più grande di tutti.
 
Vers.12. Ci sono tante interpretazioni di questo versetto ma nessuna è definitiva.
Il Regno non inizia con Giovanni ma è con lui che inizia una cosa nuova, è un qualcosa che si fa strada tra la violenza del mondo, un mondo che vuole “rapire” il Regno; questo “rapire” può essere inteso sia verso Erode, che incarcera Giovanni per metterlo a tacere, ma, in modo paradossale, può venire interpretato come Regno in cui entrano solo gli esattori e le prostitute (Mt.21,31), cioè persone scartate dal Fariseo osservante. Loro entreranno altri, pur credendosi superiori, no.
L’uomo, poi, deve far violenza su sé stesso per entrare nel Regno, altrimenti il mondo lo distoglierà dalle sue intenzioni (Mt.31,46 e seg. “io vi conosco entrate…io non vi conosco).
Il vero “violento” è il mondo ma, il mite, il profeta, colui che il mondo non sopporta, è il violento evangelico, tanto forte da portare il male su di sé porgendo l’altra guancia e salendo sulla croce. Gesù, sulla croce “dei violenti farà bottino” (Is.53,12).
 
Vers.13-15. Giovanni è la porta che apre a Cristo, dopo di lui la Parola è compiuta, “e il verbo si fece carne” (Gv.1,1). Non si va a Cristo se non passando attraverso il suo profeta. “Se volete comprendere…ascoltate”. Bisogna ascoltare il Battista per poter, anche noi, capire Gesù: “chi sei tu?”.
 
Dopo aver lodato il Battista Gesù passa a giudicare “questa generazione”.
 
Vers.16-19. Gesù si guarda sempre intorno mentre parla, fa esempi prendendo spunti da ciò che succede intorno a Lui e ne trae degli insegnamenti.
Sappiamo che Gesù amava i bambini, “lasciate che vengano a me” ed ora il suo sguardo si posa su un gioco in una piazza.
“A chi paragonerò questa generazione?” il tempo è al presente.
Sotto l’ipoteca del male passato e guardando ad un futuro ancora tutto da scoprire, che cosa siamo?
Siamo bambini che giocano con la vita mimando il pianto ed il riso; ci scandalizziamo per alcune situazioni ma poi bisticciamo, non siamo mai d’accordo e, alla fine, non prendiamo alcuna responsabilità e stiamo a terra, seduti.
Gesù ci invita a ridere ed a piangere, a mostrare emozioni, con decisione; bisogna sapersi schierare e sapere seguire le decisioni altrui se queste risultano migliori delle nostre, senza sederci o astenerci. Ma, in fondo, l’uomo sa benissimo ciò che vuole: vuole fare ciò che vuole e non avere scocciature, quindi, come un bambino dispettoso, distrugge il gioco di Dio e alla fine sé stesso.
 
Solo i figli della Sapienza conoscono il dono di Dio; è un richiamo al discernimento. Dio ci offre di partecipare ad un banchetto di nozze ma per accettare la gioia di Gesù bisogna saper prima accettare il lamento di Giovanni.
 
Vers.20-24. “Guai a te!”. Guai a chi rifiuta il gioco di Dio. Guai a chi non crede pur conoscendo Gesù.
Gesù come sempre condanna il male e non chi lo fa. La chiesa è come Corazim, Betsaida o Cafarnao, è il luogo in cui più si può incontrare Gesù, ma noi ci accorgiamo dei suoi continui prodigi?
Le minacce di Dio sono come quelle di una mamma e quindi sono degli avvertimenti: se vai col male, ti farai male!
Le città nominate sono quelle natali di alcuni suoi discepoli e Cafarnao era il luogo di che Gesù aveva chiamato “la sua città”. In queste città aveva fatto più miracoli, aveva annunciato il Regno, ma erano rimaste cieche ed ingrate, Gesù non trova in loro alcun pentimento per i peccati.
Indirettamente Matteo ci mostra come il ministero di Gesù, sia in Giudea che in Galilea, sia stato un fallimento, un insuccesso che però ha generato una salvezza universale.
 
La punizione. Noi associamo l’obbedienza al premio e la trasgressione alla punizione ma, per Dio, non è così, la punizione è per la salvezza, per la felicità, quella alla quale l’uomo aspira, l’Eden.
Il male è l’unico vero problema dell’uomo perché, buttandoci nella disperazione, ci toglie la speranza e ci fa passare l’inferno.
 
La salvezza è relazione, pienezza di vita e, il vero peccato, è non desiderarla.
La Bibbia è tutto un libro che parla di salvezza, Dio ci salva non solo dall’Egitto, che è il male subìto, ma anche dall’esilio che è la conseguenza del male che facciamo, alla sola condizione che lo desideriamo con tutto il cuore.
La giustizia di Dio non è come la nostra, non fa e non accresce il male, il suo giudizio è la Croce, lì vince il male portando con sé il malvagio; Dio non tollera l’ingiustizia ma, la sua giustizia, dà la grazia e il perdono che guarisce.
Dio ama perdutamente, senza condizioni, è questa la sua libertà, la nostra è accettare tutto questo. Chi fa il male è schiavo, è nell’inferno dei suoi bisogni.
 
In ognuno di noi c’è conoscenza e ignoranza, libertà e schiavitù, amore ed egoismo, il paradiso e l’inferno, ma è così che si costruisce il Regno, sulla pietra angolare del Cristo.
 
In ognuno di noi c’è Corazim, Betsaida, Tiro, Sidone, Cafarnao o Sodoma, ma in ognuno c’è un seme del Regno che cresce. La nostra casa potrà avere delle parti di paglia, altre di legno ma ci sono anche pietre preziose, tutto verrà forgiato dal fuoco del giudizio di Dio che farà rimanere solo ciò che è eterno e prezioso. Più avremo costruito con amore più la nostra casa resterà per la gloria di Dio e la nostra.
Download calendario Lectio Divina                                                                     Download articolo
        Clicca qui                                                                                                 Clicca qui

                                                                                                   Torna indietro alla pagina Lectio Divina

 
LECTIO DIVINA QUOTIDIANA
 
Dal 27/1/2020 al 9/2/2020
 
 
Breve esegesi capitolo 12
 
Gesù è un umile ed un semplice per questo capisce le situazioni e guarisce di sabato perché, la Signoria di Dio, si manifesta nell’amore e l’amore non potrà mai essere spento, ogni uomo valuta la legge secondo cosa ha nel cuore. Chi rifiuta coscientemente la verità conosciuta, chiedendo segni ulteriori, è imperdonabile mentre chi fa la volontà di Dio diventa familiare di Dio.
 
 
L.27/1 Mt.11,25-27. Ti benedico perché tu ti riveli ai “piccoli”
 
M.28/1 Mt.11,28-30. Venite a me e troverete ristoro
 
M.29/1 Mt. 12,1-8. Misericordia, io voglio, e non sacrificio
 
G.30/1 Mt. 12,9-14. Quanto è prezioso un uomo
 
V.31/1 Mt. 12,15-21. Nel nome di Gesù spereranno le genti
 
S.1/2 Mt. 12,22-24. Cieco o muto Gesù mi guarisce
 
D.2/2 Presentazione del Signore. Lc.2,22-40 Vieni, Signore, nel tuo Tempio santo
 
L. 3/2 Mt. 12,25-28. È giunto tra voi il Regno di Dio
 
M.4/2 Mt.12,29-32. Chi non raccoglie, con me, disperde
 
M.5/2 Mt. 12,33-37. La bocca parla dalla pienezza del cuore
 
G.6/2 Mt. 12,38-42. “Ora qui c’è più”
 
V.7/2 Mt. 12, 43-45. Uno spirito “immondo” non trova sollievo
 
S.8/2 Mt.12,46-50. Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?
 
D.9/2 VII T.O.A. Lectio Divina al Sacro Cuore Mt.13,1-17 la fatica di Dio nel seminare
Download calendario Lectio Divina                                                                    Download articolo
            Clicca qui                                                                                                Clicca qui

                                                                                                  Torna indietro alla pagina Lectio Divina


 
Cammino di Lectio 9-2-2020
 
Vangelo di Matteo 13, 1-17 – Dio fa fatica a comunicare come noi
 

 
1.    La teoria dei mondi vitali
 

 
+ la casa, l’ufficio, la chiesa, il regno, ossia l’influsso dell’ambiente
 
+ ‘non so dove sto andando, ma sto andando lontano’ (Musil)
 
 
2.    Il punto al quale siamo arrivati
 

 
+ Gesù annuncia ma la gente non si convince, tutto rimane com’era
 
+ il seminatore ‘uscì’, non si può restare fermi ma ci si mette in movimento
 
 
3.    La strategia del paragone
 
 
+ tutta questione di somiglianza, come l’uomo con Dio in Genesi
 
+ la vita intera è una parabola, tra fase ascendente e discendente dove sto?
 
 
4.    Le immagini per dire il reale
 

 
+ parabole del discernimento (semente-zizzania) o della divisione
 
+ parabole della crescita (senapa- lievito)
 
+ parabole del ritrovamento (tesoro-perla) o della sorpresa
 
+ parabole della purificazione (rete-zizzania)
 
 
5.    Un itinerario per capire
 

 
+ struttura parabola-motivo-spiegazione, non più neutrali dinanzi a Lui
 
+ differenza voi-loro e discepoli-folle e casa-lago, ovvero schierarsi
 
+ la questione del comprendere e non comprendere – ‘intendete bene’
 
+ il criterio distintivo della giustizia – non solo capire ma essere così
 
 
6.    Gli stadi evolutivi della fiducia
 

 
+ il seme come si presenta – si sviluppa – si perde – si salva
 
+ tollerare la mescolanza – il seme perso non è un problema
 
+ il libro delle epifanie segrete – aprirsi per intendere enigmi
 
+ nel mondo c’è una divisione – Lui vince perdendo
 
+ il regno si farà – ma è ambivalente (non toglie il male)
 
+ brucia i sogni illusori – fa distinguere ciò che è regno e ciò che non
Download calendario Lectio Divina                                                                   Download articolo
           Clicca qui                                                                                               Clicca qui

                                                                                                 Torna indietro alla pagina Lectio Divina


Cammino di Lectio 23-2-2020

Lectio divina – Matteo 14, 22-36 - Gesù cammina sulle acque
Si va avanti senza fondamento – ma tenendosi per mano
1.    Canto di un Maestro errante
+ Mi chiedo dove andiamo, cosa stiamo costruendo. La spiritualità è reale, non fantasia; ma noi più che aderire alla barca che è la Chiesa, vediamo il fantasma pure nell’Io sono
+ Prima di questo (capo 14), il martirio di Giovanni: la fede agli inizi è dura. E poi la moltiplicazione dei pani, l’energia che serve: trovare una Promessa che riempie, dà forza
2.    La solitudine del monte (vv 22-23)
+ Dinanzi alle urgenze, per Gesù la I esigenza è ritrovare se stesso. Nel luogo del Mistero, ad attendere una Trasfigurazione. C’è Qualcuno sul Monte che ci sostiene, quando noi a mare
+ Non si serve del pane per consolidare consenso, invia i discepoli altrove. Vorrebbero restare sul posto del molto, ma anticiperanno la Grazia, c’è un’altra sponda dopo il vuoto
3.    Il cammino liquido (vv24-25)
+ Tra resistenze evanescenti e fatica ad andare avanti, la notte è preludio di un giorno nuovo. Quali sono gli impedimenti, e come accade che invece il Camminatore avanza?
+ E’ possibile che l’irreale sia la lettura che facciamo di Colui che pure è, perché il Mistero suscita timore più che pace. Quali sono le paure che fanno vacillare la barca della Chiesa?
4.    E’ il Nome, l’Esser-ci, la Parola, che rasserena (vv 26-27)
+ Gesù tacita l’ansia ri-volgendosi a loro, è l’unico modo che non fa sentire soli. Dio è questo, è Presenza, pure in mezzo alle onde. Non temere, è paradossale, fa vincere il timore
+ Così Pietro trova il coraggio di osare, ‘farete cose più grandi di queste’ diceva Gesù. ‘Se sei Tu’, tutto si gioca sulla credibilità che ha per noi avere a che fare con Lui o essere senza
5.    La fede incerta, Pietro ci prova poi si affida (vv 28-29)
+ C’è una inadeguatezza (oligo-pistia, fede piccola) tra ciò che potremmo e ciò riusciamo, e la velleità di Pietro di far fare al Maestro deve divenire la docilità a lasciarsi fare da Lui
+ Dinanzi all’abisso che può inghiottire, anche la fede vacilla. Forse è un avviso alla Chiesa, che il potere sulla morte ce l’ha solo Dio non l’uomo. Ma il limite educa,  rimanda all’Altro
6.    Tienimi stretto, il dubbio mi tradisce (vv30-31)
+ Quando guardiamo a noi affondiamo, quando ci consegniamo c’è salvezza. Non c’è ebbrezza più forte, di quando ti senti salvato. La fede cresce nel pericolo, non nel comodo
+ Siamo noi stessi a minare le nostre sicurezze, uomini di poca fede, quando non siamo più convinti. Il pericolo funge da reagente, restituisce alla fede il suo vero carattere evolutivo
7.    Il vento non dura, dinanzi all’autorevolezza di chi è Dio (vv32-33)
8.    A traversata compiuta, una umanità risanata (vv 34-36)
Torna ai contenuti