Lectio Divina 2021/2022 - Parrocchia Sacro Cuore

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Lectio Divina 2021/2022

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Lectio divina – Quotidiana - dal 29/9 al 10/10/2021


 
 
Lun.    27/09    Ger.1,1-3   Non siamo figli di nessuno, siamo desiderati
Mar.   28/09    Ger.l ,4-6   Cosa ha stabilito per me il Signore?
Merc.  29/09    Ger.l,7-1O Non temere, Dio ti accompagna sempre
 
Gio.    30/09    Ger.1,11-13 Dobbiamo imparare a leggere (vedere) la via del Signore
 
Ven.   01/10    Ger.1,14-19 Non illudiamoci di non avere idoli, noi ci prostriamo davanti al
                 lavoro delle nostre stesse mani
 
Sab.   02/10   Ger.2,1-3 Il Signore si ricorda di ognuno di noi e ognuno è un privilegiato
 
Dom.  03/10    Ger.2,4-7 Dov'è il Signore? egli ci ha donato tutto ma noi pensiamo che tutto
                 sia solo nostro
 
Lun.   04/10    Ger. 2,8-11 Interroghiamoci su chi è il vero Dio per noi
 
Mar.  05/10   Ger.2,12-16 Due sono le nostre iniquità: aver messo da parte la libertà di Dio
                per renderei schiavi dei nostri stessi desideri.
 
Merc. 06/10   Ger.2,17-19a Corriamo verso il disastro che noi stessi abbiamo creato
 
Gio.   07/10   Ger.2,19b-20 Il disastro viene dall'avere allontanato Dio dal mondo
 
Ven.  08/10    Ger.2,21-24 In tutti c'è iniquità, dobbiamo vederla e non trattarla con
                leggerezza
 
Sab.  09/10    Ger.2,25-27 Quante volte abbiamo respinto Dio
 
Dom.  10/10   lectio al Sacro Cuore Ger,2,2-3.l lb-19 Il mio popolo mi ha abbandonato
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INTRODUZIONE
 
Profeta Geremia

 
 
 
Geremia nasce intorno al 650 a.C. vicino a Gerusalemme, in un ambiente rurale ma in una famiglia di Leviti; il padre, sacerdote, ogni tanto doveva recarsi a Gerusalemme per il servizio al Tempio ma, Geremia, non è mai diventato sacerdote. Durante la sua vita ha visto la distruzione del Tempio, la caduta di Gerusalemme e la deportazione.
 
Morto al 586 a.C. in Egitto, il luogo che per tutta la vita aveva cercato di evitare per sé e per la sua gente.
 
"Il suo libro non ci parla della sua morte, scompare come Mosè o Isaia che non muoiono da eroi perché non lo sono, hanno ricevuto una vocazione, un compito, una missione, e l'hanno soltanto svolta, fino alla fine. Vivendola ci hanno insegnato cosa vuoi dire - vocazione - una parola cancellata dalla nostra generazione". (L. Bruni)
 
Qualche teologo afferma che il profeta Geremia sia il più grande dell'A.T. quello che è certo è che ha una sua originalità particolare dovuta sia al momento storico in cui ha vissuto che alla sua innovativa teologia di cui, lui stesso, non ha capito la portata.
 
Questo Geremia "sedotto dal suo Dio", deve sedurre anche noi come sedusse Baruk (cap. 32) che ne divenne scrivano, seguace ed amico ma, non ci sedurrà, non ci cambierà, se lo leggeremo al sicuro nascosti dietro le nostre certezze e non guarderemo tra le rovine delle nostre religioni attuali, del nostro popolo o dei nostri sogni più grandi.
 
Non vedremo Geremia far miracoli ma piccoli gesti dal significato oscuro ai più, ma lo sentiremo condannare l'idolatria scoprendo che noi non ne siamo immuni, quindi Io seguiremo in Egitto e finiremo, come lui, in mezzo ai nostri idoli dorati e luccicanti per ritrovare la nuda, invisibile, diversa, parola di Dio.
 
Leggendo il Profeta, quindi, non bisogna mai dimenticare di confrontare il suo tempo col nostro, le sue forti convinzioni con le nostre, il suo comportamento con il nostro.
 
Geremia, oltre che un teologo d'avanguardia, è anche un grande personaggio politico, un personaggio pubblico di Gerusalemme che ha intuito che, l'opposizione ai regni del nord (Babilonia) sarebbe risultata disastrosa per il suo popolo, meglio la cooperazione, e per questo ebbe un'accusa di tradimento che gli portò tanti nemici e mise in pericolo la sua stessa vita.
 
Vediamo ora alcuni aspetti caratteristici della vita di Geremia.
 
 
Vita politica
 
 
Gli ultimi re prima della distruzione di Gerusalemme si sono rivelati incapaci di fronte ad una politica saggia e lungimirante con i re del nord, Medio Oriente, e le mire di grandezza di qualche generale fanno sì che Israele sogni di diventare una superpotenza al pari di Babilonia ed Egitto.
 
A nulla servono tutti gli avvertimenti di Geremia che prevedono un disastro politico, su di lui prevalgono i falsi profeti che prevedono solo ciò che il potente di turno vuole ascoltare.
 
E' significativo il fatto che Nabucodonosor, re di Babilonia al tempo della distruzione di Gerusalemme, abbia offerto a Geremia di essere "ospite a Babilonia" e non ostaggio ma lui, rifiutando, resterà a Gerusalemme per essere deportato in Egitto con il resto del suo popolo. C’era più considerazione, per lui, in Babilonia che ad Israele.
 
 
Teologia
 
 
Quando Geremia comincia a predicare c'è un discreto benessere in Israele. Il profeta riprende i temi dei suoi predecessori, Osea e Isaia, per riportare il popolo ad una fede forte: se questo popolo non manifesta l'Alleanza con Dio nella società e nelle istituzioni sociali, quell'Alleanza che lo qualifica, allora non è più il popolo di Dio.
 
Ecco che si pone così uno dei grandi drammi di Geremia: se l'Alleanza non si vede nella vita quotidiana, il popolo ha perso la sua identità, forse l'Alleanza dovrebbe essere ripensata. È così che Geremia parlerà di una "Nuova Alleanza" come se i termini dell'antica non andassero più bene. Una nuova dottrina che sarà ripresa brevissimamente solo dal profeta Ezechiele.
 
(Cap.31) Geremia si rende conto che l'intero sistema non regge. C'era tutto, la religione che si sposava con la politica e con il sociale, tutto era previsto in maniera che l'uomo potesse essere un uomo dell'Alleanza, un uomo nuovo, ma questo popolo non porta frutti.
 
Geremia sogna una nuova alleanza ma non tenta nemmeno di concretizzare tutto questo perché non ha le parole, non ha i mezzi per ipotizzare un Dio fra gli uomini e la pensa in termini di Legge: "Ecco verranno i giorni, dice il Signore, nei quali con la casa di Israele io concluderò una Nuova Alleanza. Non come l'Alleanza che ho concluso con i loro padri". Come fa Geremia a qualificare una Alleanza che c'è già? Egli pensa ad un intervento di Dio che pone l'Alleanza direttamente nel cuore del popolo anzi nel cuore di ogni uomo, prefigura la Spirito Santo senza avere i termini per definirlo. "Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò nel loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo" (31,31).
 
 
Riforma
 
 
Geremia è il padre della riforma deuteronomica.
 
Quando il nostro profeta inizia a predicare c'erano già sia la tradizione Jahvista al nord, che quella Elohista al sud, una che parlava di un Dio molto umano e l'altra di un Dio molto trascendente, ma fuse insieme.
 
Con Geremia ed altri pensatori inizia, a Gerusalemme, questa nuova corrente che ripensa a tutta la storia passata sotto il segno della fedeltà o della infedeltà: poiché Israele ha ceduto agli idoli ora ne paga le conseguenze. Facciamo un esempio dei nostri tempi: la chiesa ha conquistato, spesso in modo brutale, i paesi dell'America, Giovanni Paolo II in uno dei suoi viaggi in Perù si è trovato di fronte un movimento indigeno molto forte che gli ha restituito la Bibbia perché se, questo era il cristianesimo, loro non lo volevano; I cristiani non si erano presentati da fratelli ma da conquistatori, dov'era il segno dell'Alleanza con Cristo? Stessa cosa disse Gandhi: cristianesimo sì, ma cristiani, no.
 
Un altro esempio ci viene dalla storia di oggi:la chiesa ha attuato da molti secoli un processo di clericalizzazione e di sacralizzazione del presbitero facendo perdere progressivamente autorità alla comunità dei fedeli relegata al ruolo di silenzio ed obbedienza. Questo ha aiutato a lasciare, da parte dei laici, ogni responsabilità nella chiesa e, pian piano, un sempre minor afflusso alle chiese e, quindi, una mancanza di vocazioni.
 
La riforma di Geremia rilegge la storia e cerca di ritrovarne il perno (Cap.26 Deuteronomio) e di capire come mai sembra sempre soccombere il giusto (il re Giosia per Geremia) e trionfare l'empio (falsi profeti, re iniqui...); questo problema sarà ripreso dal libro di Giobbe parecchi secoli più tardi.
 
 
Umanità
 
 
Dalle parole di Baruc, profeta e scrivano, nasce la figura di Geremia come uomo sensibile, timido, portato per l'interiorità ma costretto ad avere un ruolo pubblico; prevede la catastrofe di Israele, cerca di arginarla e ci rimette sulla sua pelle.
 
È un uomo solo, il Signore gli ha detto di non sposarsi e, nella solitudine, medita sulla giustizia di Dio, sulla decadenza del popolo e delle istituzioni e sul suo essere un uomo positivo ma considerato negativo da tutti. E' l'unico profeta che parlerà di sé stesso, infatti si parla delle "confessioni" di Geremia
 
Questa chiamata alla solitudine che è uno dei suoi drammi: "Mi fu rivolta questa parola dal Signore: non prendere moglie, non avere figli né figlie...perché periranno di spada...Io ho ritirato la pace da questo popolo" (16,1-5) questa chiamata fa sì che Geremia si interroghi: che popolo siamo se Dio ha ritirato la pace dal suo popolo?
 
Poi c'è il dramma della sua chiamata alla vocazione: "Ahimè, Signore Dio, ecco io non so parlare perché sono giovane..." (1,4-15). Timido, schivo capisce di essere stato prescelto "fin dal seno materno", capisce che le cose sono più forti di lui, è
 
Dio che guida la storia degli uomini non ci si può sottrarre.
 
Altro dramma di Geremia è il suo popolo che sarà perdente, umiliato, deportato e, per la mentalità del tempo, era lo stesso Dio ad essere un perdente.
 
Il profeta si schiera con Israele con una solidarietà vera e profonda:c'è una carestia e Geremia ("confessa") "cercai di rasserenarmi, superando il mio dolore, ma il mio cuore vien meno...perché non si cicatrizza la ferita della figlia del mio popolo...?" (8,18-23). "Forse, Signore, non ti ho servito del mio meglio, non mi sono rivolto a te con preghiere per il mio nemico, nel tempo della sventura e nel tempo dell'angoscia?" (15,11). Geremia porta su di sé la solitudine di Dio e l'angoscia del popolo, come Mosè è un grande intercessore.
 
Geremia avrà anche una crisi vocazionale: "mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre" hai fatto forza su di me e hai prevalso...devo proclamare violenza! Oppressione!... non penserò più a Lui, non parlerò più in suo nome!... ma nel mio cuore c'era un fuoco ardente... mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo", di fronte a Dio, Geremia depone le armi.
 
Qual è, allora, la forza di Geremia? È nel "lamentarsi" con Dio chiedendo vendetta e clemenza: "Tu sei diventato per me un torrente infido dalle acque incostanti" e, nel suo discernimento, Dio gli risponde, per la seconda volta, "tu sarai la mia bocca...ti riscatterò dalle mani dei violenti".
 
Porta su di sé tutta l'impotenza di Dio a convincere ilsuo popolo e tutto questo farà di Geremia un uomo profondamente sofferente.
 
Possiamo chiederci: ma a cosa è servito Geremia se è stato sempre sconfessato dal suo popolo? A ricordarci che Dio è sempre disposto a ricominciare da capo, a tirare fuori il positivo dal negativo; Dio vede la bellezza del mandorlo in fiore come le crepe delle cisterne ed ha sempre fiducia nei vasi che sta forgiando.
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LECTIO DIVINA QUOTIDIANA
 
Dall’11 al 24 Ottobre 2021
 
 
 
Lun. 11 Ger. 2,28-29 Cosa può salvarci nel tempo delle difficoltà?
 
 
Mar. 12 Ger. 2,30-32 Perchè diciamo: "ora la vita è diversà, noi siamo moderni…”
 
 
Mer. 13 Ger. 2,33-35 Posso, di fronte a Dio, dire: ''non ho peccato?".
 
 
Gio. 14 Ger. 2,36-37 Cerchiamo vie diverse per affrontare gli ostacoli ma non la via di Dio.
 
 
Ven. 15 Ger. 3,1-2 Allontanarsi da Dio contamina tutto il creato.
 
 
Sab. 16 Ger. 3,3-5 Diamo per scontato Dio senza averne il giusto timore.
 
 
Dom. 17 Ger. 3,6-9 Il credente ha una responsabilità verso il creato.
 
 
Lun. 18 Ger. 3,10-12 Nonostante tutti i nostri peccati il nostro è in Dio pietoso.
 
 
Mar. 19 Ger. 3,13 riconosciamo le nostre colpe.
 
 
Mer. 20 Ger. 3,14-16 C'è un tempo per ascoltare una voce che ci chiama.
 
 
Gio. 21 Ger. 3,17 C'è un tempo per ritornare e radunarsi
 
 
Ven. 22 Ger. 3,18 C'è un giorno per andare verso gli altri
 
 
Sab. 23 Ger. 3,19-21 Mi chiamerete...
 
 
Dom.24 Lectio Divina al Sacro Cuore. Ger.3,14-25. Invito ad invocare Dio come Padre.
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DOMENICA 10/10/2021
 
 
LECTIO DIVINA
 
GER. 2,2-3, 11-19
 
 
Geremia ama la sua terra, la natura e la sua nazione con passione ma deve profetizzare che essa diventerà una landa desolata. Cerca di alzare muri di autodifesa in questo incontro di due voci, una che chiama per nome ed una che risponde a colui che la chiama. Ma la Parola di Dio è più forte e si vede costretto ad annunciare una verità che spera non si realizzi.
 
C'è un travaglio interiore fin dalle prime battute del libro, il dramma di una persona che è costretta a vedere la distruzione di tutto ciò che ama e non riesce a fare nulla per evitarla.
 
È il dramma di ogni persona costretta a scegliere tra un desiderio umano irenico e la grazia divina che spesso si manifesta con una durezza difficile da accogliere. Se il profeta perde il rapporto con la voce, si smarrisce e così ognuno di noi.
 
Geremia è fratello di quegli uomini tormentati tra il bisogno di una fedeltà assoluta a Dio e la voglia di libertà umana.
 
Nel testo odierno il tema dominante è l'infedeltà di Israele all'alleanza; alcuni verbi ci condurranno nel nostro percorso.
 
 
Vers.1-3, il verbo che ci conduce è "gridare"
 
"Và e grida". A chi è permesso gridare? Alla Sapienza: Pr.1,20-23 "la Sapienza grida per le strade...essa chiama...ecco, io effonderò il mio spirito su di voi...". La Sapienza di Dio ha sempre un messaggio che deve essere gridato con forza e vigore. (Is.40,3) e (Mt.3,3): "Una voce grida: nel deserto preparate la via al Signore…”.
 
In questi versetti troviamo due immagini: (vers.2) la pennellata è quella di un matrimonio; la relazione tra Giuda e JHWH è come un matrimonio, viene ricordata e celebrata la luna di miele nel deserto; Deut.8,2-4 "Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi 40 anni nel deserto...il tuo vestito non ti si è logorato addosso...". Il linguaggio è quello sponsale: amore, affetto, seguire, chi crea questi legami non è libero di violarli o mutarli.
 
La seconda immagine è completamente diversa. Ci troviamo nel momento in cui si offrono le primizie per ringraziare il Signore dei doni ricevuti ma, in questo caso, è Israele stesso la primizia del Signore perché è consacrato a Dio e quindi non ha altri impegni se non con Dio, non ha altro scopo che essere a Lui unito.
 
 
A causa di questo amore quanti avessero voluto appropriarsi- mangiare - Israele, avrebbero pagato a caro prezzo questo loro ardire.
 
In due versetti Geremia ci racconta quello che è stato e quello che avrebbe dovuto essere se il popolo non si fosse ribellato.
 
Vers.4-11 Entriamo in un processo vero e proprio intentato da Dio al suo popolo.
 
 
Nei vers.4-6 si impone il verbo "ascoltare"
 
Cosa vuoi dire ascoltare? Il profeta è uno che prima ascolta attentamente e poi parla, così facendo, i semi dell'ascolto, arrivano fino al suo cuore che produrrà ora il30, il 50, 100%; diverso è il risultato di chi vuoi parlare senza prima aver ascoltato e fatto maturare la parola, il suo sarà solo un bla bla, un suono senza eco.
 
Tutti siamo chiamati ad "udire la Parola del Signore". Ad un messaggio si può dare ascolto o no ma non si può rimanere neutrali (si può essere pro o no vax ma non si può dire "fa lo stesso" o "non avevo sentito"). Se si accetta l'invito di Dio c'è la conversione, in caso contrario la perversione. Ricordiamo Ap.2-3: a tutte e 7 le chiese viene rivolto l'invito ad "ascoltare" per tutte c'è un premio o una condanna.
 
 
Vers.5 "Quale ingiustizia trovarono in me i vostri padri?" cioè, il grido di Dio è "quale male vi ho fatto per avere divorziato da me? È da qui che inizia lo "sradicare e demolire" della profezia di Ger. 1.
 
Israele ha seguito altri dei che sono un "hèvel" cioè un niente, una vanità e, a sua volta, è diventato un niente. Ciò che seguiamo ci determina, seguiamo una illusione e diventiamo una illusione.
 
Come fare per non allontanarsi da Dio? (Eb.2,1) "...bisogna che ci applichiamo con maggiore impegno a quelle cose che abbiamo udito per non andare fuori strada".
 
Oggi come allora JHWH non è più sulle nostre bocche, non ci domandiamo "dov'è il Signore" (vers.6); c'è un tradimento della memoria che è il più subdolo dei tradimenti perché fa dimenticare tutte le cose belle della vita. Israele non ricorda più la sua storia e tutte le benedizioni di Dio; (Is.41,19) "pianterò cedri nel deserto, acacie, mirti e ulivi; porrò nella steppa cipressi, olmi insieme ad abeti...questo ha fatto la mano del Signore", questo noi non ricordiamo.
 
 
Chi non ha memoria dimentica il suo proprio stile di vita e di alleanza col mondo che lo circonda, cancella gli altri e cancella sé stesso.
 
 
Vers.7-12, i verbi conduttori sono "contendere" e "considerare".
 
Genesi: il primo dono del Signore è la terra, l'Eden, se manca la memoria non si apre la bocca per ricordare JHWH e si perde la terra.
 
Vers.7 Dio ci ha donato un "Carme!" cioè un giardino ricco di frutti; (Is.32,15-20) "Uno spirito dall'alto farà diventare il deserto un giardino che porterà frutti..il popolo abiterà una dimora di pace...beati voi...", "confortate le mani fiacche e le ginocchia traballanti". Quante volte ci mancano le forze per andare avanti e non vediamo il "carmel"  intorno a noi, non ascoltiamo la voce del Signore e non ne ricordiamo le promesse. Si deve rimanere attoniti davanti alla grandezza e misericordia di Dio che, nonostante i nostri tradimenti, continua ad avere meravigliosi  progetti su di noi.
 
Dio avverte sulle conseguenze del suo abbandono, "Non mi seguite?" le cose non vi andranno bene! [Ma le conseguenze avranno comunque un termine perché "eterna è la sua misericordia" (Sal.136).]
 
Vers.8 Dove la fede viene distorta anche la vita pubblica è distorta perché, conoscere JHWH, significa abbracciare la giustizia.
 
Tutti tralasciano Dio: i capi, i sacerdoti, i profeti. I politici dimenticano di essere al servizio del popolo, i sacerdoti non sono più delle guide e i profeti dicono ciò che fa loro comodo e, quando questo succede, quando chi deve denunciare e smascherare non lo fa, il potere diventa perfetto, i govemi si trasformano in imperi e i popoli in schiavi. Tra tutti gli empi, i peggiori, sono coloro che diventano falsi profeti. (Ger.5,31) "I profeti predicono in nome della menzogna e i sacerdoti govemano al loro cenno; eppure il mio popolo è contento di questo. Che farete quando verrà la fine?". Dov'è il buon pastore del salmo 23 o di Gv.10,14?
 
Tutti pascono sé stessi e la comunità perde ogni punto di riferimento perché coloro chiamati ad insegnare la legge non conoscono Colui che l'ha rivelata.
 
Nella nostra epoca chi conosce ancora Dio?
 
Vers.9 Ecco allora la "contesa" tra Dio e il suo popolo che, vuole fare di Dio, un idolo facile da manipolare attraverso formalismi, apparenze, doni, false preghiere. Non solo Israele ma tutti, in ogni epoca, preferiamo  un Dio di metallo pregiato,  una bella catenina al collo ma che non parla, che è un amuleto portafortuna, piuttosto  di un Dio che parla, che vuol dirci la sua, che ci disturba nei nostri placidi sogni.
 
Siamo chiamati, a "considerare" a renderci conto di come siamo realmente.  Siamo falsi profeti perché facciamo prevalere  i desideri umani, la nostra volontà, su Dio. (Abacuc2,18) "A che giova un idolo perché l'artista si dia pena di scolpirlo? O una statua fusa o un oracolo falso, perché l'artista confidi in essi, scolpendo idoli muti?". Siamo  veri profeti se sappiamo  stare di vedetta, al nostro posto, per ascoltare e seguire la voce di JHWH, dovunque  ci porti. (Abacuc 2,1) "Mi metterò di sentinella, in piedi sulla fortezza, a spiare, per vedere cosa mi dirà..."
 
Dio non desidera fruire una relazione, vuole recuperarla anche attraverso le traversie che ci siamo costruite da noi stessi.
 
 
Ecco allora il verbo "considerare" che vuoi dire "ragionare".
 
Vers.10-11 I popoli del!'occidente, Cipro, e del!'oriente, Chedar, adorano Dei inaffidabili, che non danno alcun vantaggio, eppure non li cambiano ma, Israele, non capisce più cosa è vero e cosa è falso e corre dietro a tutti.
 
È l 'indifferentismo odierno, il "tutto va bene", "sei contento così? Buon per te ... " cioè è credere in Dio e fare ciò che si vuole.
 
(Rm.1,18-25) "Ogni iniquità...soffoca la verità...infatti le perfezioni di Dio sono visibili ...essi (gli empi) sono dunque inescusabili perché pur conoscendo Dio...hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa...Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine  di uccelli...Perciò Dio li ha abbandonati...".
 
E' questo nostro voler essere "felici" a tutti i costi, di una felicità mondana, che porta alla rovina; il nostro è un Dio esigente che pretende l'abbandono totale in Lui. Non possiamo avere Dio alle nostre condizioni, l'alleanza ha creato legami di amore durevoli ma, proprio questi legami, sono i più esigenti.
 
 
Ed ecco ancora un richiamo alla creazione, vers.12.  Come Mosè in Deut.32,1-4 dice: "Ascoltate o cieli: io voglio parlare: oda la terra le parole della mia bocca!..." (o il sal.96, Il), i cieli diventano dei testimoni di Dio, esterrefatti di fronte all'empietà degli uomini.
 
 
Il verbo che apre e chiude i vers.13-19 è "abbandonare".
 
Tutto ciò che accadrà sarà dovuto al volontario abbandono di Dio da parte del suo popolo che così sarà nella confusione e nel dubbio.
 
Siamo sempre consapevoli della sovranità di Dio o ci appoggiamo al nostro discernimento?
 
L'accusa è: hai abbandonato la fonte di acqua viva per costruire cisterne per l'acqua piovana, un'acqua torbida, cisterne che non dureranno per sempre, che perderanno l'acqua e rimmranno vuote, cisterne imperfette (vers.13). A cosa si riferisce il profeta? Era consuetudine che i pellegrini che si recavano in Israele, prima di entrare dalle porte della città, scavassero dei pozzi che avrebbero raccolto l'acqua piovana e aiutato la città nei periodi di siccità. Per quanto questo gesto fosse bello e utile, oltre che faticoso, Dio ammonisce il popolo che non bastano i gesti, ci vuole anche l'ascolto (Marta e Maria Lc.10,38-42).
 
A Israele viene donata un'acqua viva da un Dio che si fa marito e padre (la Samaritana, Gv.4,10-14) ma Israele ha abbandonato questo amante sincero e fedele per una vita di volubilità. Questo è tanto rovinoso quanto stupido.
 
Chi godrà dell'acqua della vita? (Ap.21,6) "Io sono l'alfa e l'omega, il principio e la fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita" quindi bisogna sentire la sete della Parola del Signore!
 
Al vers.14 c'è una domanda retorica: come mai Israele che non è servo né schiavo, che non è una vittima delle nazioni, che è un erede molto amato, verrà depredato? Si ribadisce il concetto che verrà svolto in tutto il libro: Israele ha seguito leggi inique. L'allontanamento da Dio porta alla schiavitù. Pensiamo alle nostre schiavitù: il successo, la ricchezza, il potere, il lavoro oltre il necessario, la falsa libertà ... Per inseguire questo, pur dicendo di credere in Dio ed andando anche a messa, siamo capaci di schiacciare tutto ciò che si frappone tra noi ed i nostri idoli cercando di piegare Dio al nostro volere.
 
 
Geremia ci offre ancora altre immagini per dirci il pensiero di Dio. Siamo al vers.15, i leoni di cui parla sono il simbolo dei popoli stranieri che carpiscono la terra ma, ancor più, l'anima del popolo. (1Pt5,8-9) "Vigilate, il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli  saldi nella fede...".
 
Il peccato distrugge tutto anche noi stessi, può apparire bello, suadente, durevole e innocuo ma i suoi effetti sono devastanti. Resistergli equivale a vederlo fuggire, come testimonia Gesù nel deserto (Mt.4,1-11) o (Gc.4,7) "sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi".
 
Vers.16. Menfi e Tafni sono le due località egiziane che distruggeranno Israele e che, a loro tempo, verranno distrutte (Ger.46,14) perché Dio pone sempre un limite al male.
 
Il Signore è padrone dello spazio e del tempo, colui che guida la storia.
 
(Gb.34,24) "Egli fiacca i potenti e mette altri alloro posto". Nessun uomo, nessun partito, nessuna nazione, per quanto ricca e potente, può fare nulla contro la volontà di Dio. In questo momento ad Israele, che vuole fare alleanze con popoli barbari, è necessario togliere ogni forza, verrà rasata la testa come a Sansone quando si fida di Dalila, una Filistea.
 
Vers.17 Tutto questo capita perché Israele lascia andare Dio al posto di combattere per Lui. (Deut.10,12-15) "Ora Israele che cosa ti chiede il Signore Dio tuo, se non che tu lo tema, che cammini nelle sue vie, lo ami e lo servi con tutto il cuore e con tutta l'anima e che osservi i suoi comandi per il tuo bene?...".
 
Vers.18 (Col.2,6) "Camminate, dunque, nel Signore Gesù Cristo".
 
Il popolo di Israele ha paura di ciò che sta per succedere ma, al posto che rivolgersi a JHWH, continua a cercare alleanze umane con l'Egitto e l'Assiria.
 
(Ger.17,5) "maledetto l'uomo che confida nell'uomo".
 
Non è certamente la prima volta che il popolo di Israele vuole tornare sui suoi passi nonostante tutte le promesse e i prodigi, basti pensare ai 40 armi che ci mettono per arrivare nella terra promessa!
 
E' molto più facile ripercorrere una strada che ormai si conosce, piuttosto che seguire una Parola, non sempre molto chiara, mettendoci nelle mani di Dio, affidandoci solo a Lui.
 
(Is.30,1-5)  "Guai a voi figli ribelli che fate progetti da me non suggeriti, vi legate con alleanze che io non ho ispirato...". Quante volte chiediamo aiuto a qualcuno che magari non conosce il Signore, e non Dio? Non dovremmo invece testimoniare, con la nostra fiducia, il Cristo, il suo amore, il suo aiuto e la sua salvezza?
 
Vers.l9. qui viene sottolineato che, ciò che noi consideriamo punizione, è solamente la conseguenza delle nostre scelte puramente umane. Quanto spesso cadiamo in questo errore accusando Dio per tutte le difficoltà che ci troviamo ad affrontare! (1Cor.13) "Iddio è paziente... benigno...lento all’ira..." ma è sensibile al peccato e l'empio è colui che opera senza badare al Signore: "Dio ha altro a cui pensare". Nel nostro tempo quanti la pensano così? Basterebbe che i cristiani avessero un po' di lievito per far fermentare tutto il mondo. (1 Cor.5-7) "Togliete  via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi" dove per azzimi si intende che, grazie a Cristo, possiamo non essere fermentati dal marciume del mondo.
 
 
Geremia oggi conclude dicendoci "le tue ribellioni ti puniscono" perché si accorge che non c'è pentimento in Israele, non c'è timor di Dio, nessuno "riconosce", nessuno si domanda: "cosa ho fatto?".
 
 
Il falso profetismo si ritrova anche adesso in tutti coloro che si fanno seguire per le loro ideologie; lo troviamo anche nelle esperienze comunitarie quando ci si raduna intorno ad un carisma collettivo che, in momenti di crisi, profetizza altri pensieri pur di riempire il tempio, la chiesa. È quasi una tappa inevitabile quando il percorso risulta difficile, scomodo, e si scende a compromessi, così Dio diventa un bene di consumo che viene adattato a ciò che vuole il gruppo o che va a coincidere col nostro ideale.
 
I nomi con cui si designano gli idoli sono forti e significativi: "nulla, fumo, vento, soffio ... " molta parte del cammino spirituale di una vita intera consiste nel liberarsi dagli idoli, da un "nulla" che sembra vero per approdare al nostro deserto, alla luna di miele, ad un "nulla" liberatorio, che è quello del Qoelet, quel "nulla" che ci porta al nostro amato che ci riempie di sé (vers.2).
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