Galleria EV 001 - Parrocchia Sacro Cuore

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LADISPOLI ONORA I SUOI DEFUNTI

Grande clamore hanno suscitato i gravi furti compiuti da ignoti nella notte di giovedì 26 febbraio scorso ai danni del cimitero di Ladispoli. Scellerati atti vandalici che, saccheggiando centinaia di tombe spogliate di oggetti e rifiniture in rame, hanno colpito profondamente l’opinione pubblica.
Domenica 1° marzo si è svolta una preghiera di riparazione.
Il cimitero è rimasto aperto per accogliere chiunque volesse tranquillizzarsi sullo stato delle tombe dei propri cari o per chi intendesse solo rendere omaggio a quel camposanto dove riposano tanti concittadini: mamme, papa, nonni, amici di quanti vivono a Ladispoli.
Nella cappella del cimitero, alle parole del sindaco Crescenzo Paliotta, che assicurava un servizio di vigilanza notturna oltre che di video-sorveglianza, hanno fatto seguito quelle del parroco don Giuseppe Colaci, che ha sottolineato la gravità dell’atto perpetrato dalla solita “banda del rame”, che ferisce i sentimenti dell’intera città. Esso, “è quasi un sacrilegio, essendo avvenuto in un campo-santo: ‘santo’, sia per le innumerevoli preghiere e benedizioni che lì vengono offerte, sia per il dolore di tanta gente che piange i propri cari, oltreché per il fatto che il luogo custodisce le spoglie mortali di persone effettivamente sante che hanno dato gloria a Dio con la loro vita terrena”. La preghiera si è prolungata per le vie del camposanto, un folto numero di persone seguiva raccolta, c’era molta tristezza sui volti di ciascuno e molte persone piangevano. Don Giuseppe ha ben interpretato questo dolore dicendo: "Ci hanno colpito al cuore. Coloro che hanno compiuto ciò sono persone che hanno perso la Via, mettendo il ‘dio denaro’ al di sopra di ogni cosa". Specialmente loro hanno bisogno delle nostre preghiere per ravvedersi di quanto hanno compiuto e per riconquistare la dignità e la Via perduta.
L’ampia processione lungo tutta l’area del cimitero è stata come un “riappropriarsi di quel luogo violentato”, lavato con una lunga aspersione di acqua benedetta.
L’auspicio di tutti è che gesti di così inaudita barbarie non accadano più nel nostro territorio.
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